Milleunadonna

Un tuffo nella storia e nella natura, nelle Isole Borromee tra nobili dimore e giardini lussureggianti

Ci troviamo a circa 400 metri da Stresa, sul versante piemontese del Lago Maggiore, il secondo in Italia per superficie e profondità

Immaginate un vascello, con un maestoso palazzo a prua e un rigoglioso giardino a poppa. No, non stiamo fantasticando: è proprio questa l’immagine che di sé offre l’Isola Bella, una delle Isole Borromee (isoleborromee.it), a circa 400 metri da Stresa, sul versante piemontese del Lago Maggiore, il secondo in Italia per superficie e profondità. Sia questa chicca, sia l’Isola Madre, racchiuse in un golfo incantevole, sono state trasformate nel corso del XVI e XVII secolo, per volontà della famiglia Borromeo, nei piccoli gioielli che oggi possiamo visitare. Era il 1630 quando Carlo III Borromeo decideva di intitolare l’isola alla moglie Isabella (da qui il nome). I lavori, iniziati a metà del ’600, procedettero per i due secoli successivi, trasformando un gruppo di scogli abitati da pescatori in vere meraviglie architettoniche e botaniche, che offrono lo spettacolo delle fioriture anche a fine estate e inizio autunno.

Non appena la si scorge, arrivando dal lago, si rimane incantati: pare di avvistare un complesso quasi sospeso sull’acqua, da cui spiccano da un lato il monumentale palazzo barocco, dall’altro la piramide tronca dei giardini a terrazze digradanti. E la prospettiva scenografica di cui si gode non è certo casuale, anzi, fu studiata e richiesta dai Borromeo, tuttora unici proprietari dell’isola (tra i discendenti Beatrice, che nel 2015 si è sposata con Pierre Casiraghi, proprio sul Lago Maggiore). Nel ’600, soprattutto per volontà del principe Vitaliano VI, si decise di accrescere il prestigio della casata anche grazie a questo luogo, deputato ad accogliere ospiti illustri e a fungere da maestosa dimora di rappresentanza. Non a caso, nel suo testamento, il principe espresse il desiderio che l’isola “potesse servire alla casa per farsi amici e stima”. Tra i nobili e i personaggi che di qui passarono figura persino Napoleone, che vi soggiornò nel 1797 con la moglie Giuseppina, e a cui è dedicata la “Sala di Napoleone”.

Visitare il Palazzo significa immergersi in interni sontuosi, sale e saloni di gusto barocco in cui ammirare mobili preziosi, statue, arazzi, nonché la collezione di quadri della Galleria Berthier (dal 1500 al 1700). E poi ci sono le grotte, all’altezza del lago, per godere del panorama: sei stanze “capricciose”, a imitazione di grotte naturali, ideate proprio da Vitaliano VI per regalare un po’ di fresco nei mesi estivi, realizzate in foggia “marina”, rivestite di sassi, lava, tufo e ornate con decorazioni a stucco a forma di conchiglie, sirene, pesci, delfini, tartarughe.

E da qui, ecco il grandioso giardino all’italiana, l’espressione del Barocco voluto dal principe, con architetture in pietra rivestite a mosaico, statue e fontane pensate per creare, insieme alle siepi, veri e propri teatri nel verde: dieci terrazze sovrapposte che vanno a formare una piramide tronca, una sorta di nave, ricca di fiori e piante rare, che si staglia sul blu delle acque lacustri e si sviluppa intorno al Teatro Massimo, il suo cuore, sovrastato dalla statua dell’Unicorno, simbolo araldico dei Borromeo. Salendo in cima all’anfiteatro, si arriva a un’ampia terrazza, il posto migliore per deliziarsi della vista del giardino stesso e del Lago. E mentre si passeggia tra le collezioni di rose, rododendri e camelie, in un tripudio di colori, lo sguardo viene catturato dal candore dei pavoni bianchi, che elegantemente girano liberi sul prato, accrescendo il fascino di un luogo che richiama la bellezza di un Eden terrestre.

Una pace e una tranquillità che si colgono ancor più verso il tramonto, quando l’isola lentamente si svuota, e l’atmosfera è ancor più piacevole; per vivere appieno l’esperienza, e renderla ancor più intima ed esclusiva, ci si può fermare la notte, grazie a diverse proposte. E’ possibile scegliere uno dei quattro romantici Isola Bella Apartments, tutti diversi l’uno dall’altro, ricavati nelle ex case dei pescatori, con arredi moderni e curati (isoleborromee.it/experience/isola-bella-apartments ). Oppure si può optare per le due suite dell’Albergo Ristorante Delfino, della seconda metà del ‘700, da poco rinnovato: “L’edificio è stato oggetto di un complesso intervento di recupero con la supervisione della Soprintendenza dei beni culturali - ha spiegato la principessa Marina Borromeo -. Il tutto finalizzato a conservare il fascino storico della struttura, privilegiando l’impiego di materiali originali e il restauro di dettagli antichi. Si è voluto preservare un equilibrio ottimale fra innovazione tecnologica, patrimonio storico artistico e valorizzazione del contesto paesaggistico dell’Isola Bella”. Decisamente un pezzo di storia dell’Isola, come dimostrano le prime notizie, che risalgono al 1785. Nell’archivio storico della famiglia Borromeo è infatti custodito un documento con cui il signor Molinari, droghiere in Milano, offre in affitto la “grande abitazione adattabile ad osteria, con orto, cantina, torchio e tinaia...” di sua proprietà sull’Isola Bella, riferendosi al Delfino. Si legge anche che gli aspiranti locatari possono presentare la loro candidatura al “sig. Fedele Lamberti assistente dell’eccellentissima casa Borromeo in quest’Isola Bella…”.

Ma citazioni e tracce si ritrovano anche nella letteratura, tra le opere di grandi autori dell’epoca: il romanzo “Piccolo mondo antico” di Antonio Fogazzaro e la “Guida ad uso di chi viaggia in Italia” di Stendhal narrano episodi che hanno proprio il Delfino come cornice. Oggi, dunque, la struttura rivive, e lo fa anche come ristorante, con una bella terrazza che affaccia sul Lago: alla guida lo chef Luca Vietti, che punta su una cucina italiana preparata con prodotti di qualità, rielaborati in chiave contemporanea. Tra i suoi piatti più originali l’Uovo con crema di carote, funghi shiitake e salsa al parmigiano (chi alloggia negli appartamenti ha inoltre l’opportunità di avere lo chef Vietti per cene private).

Un breve tragitto, ed ecco che si giunge all’Isola Madre, la più grande dell’arcipelago delle Borromee. Dà subito l’idea di essere meno sfarzosa e appariscente, ma ha un fascino tutto suo, nonché la particolarità di godere di un particolare microclima che ha permesso di renderla un piccolo paradiso dall’impronta esotica, definito da Gustave Flaubert “il luogo più voluttuoso visto al mondo”.

L’isola è sempre stata destinata a coltivazioni di vario tipo: è stata tenuta agricola con frutteti, poi uliveto, sino ad arrivare alla creazione di terrazze di agrumi, con limoni, aranci e cedri (proprio il cedro è uno dei motivi dello stemma di famiglia). Ed è infine a partire dall’inizio dell’800 che viene progressivamente trasformata in un lussureggiante giardino all’inglese (incluso dal 2002, al pari dell’Isola Bella, nel prestigioso circuito britannico della Royal Horticultural Society), ossia quello che -come spiega Claire Masset nel libro Cottage Garden. Il fascino del giardino inglese (L’Ippocampo) - segue una linea del tutto opposta a quella percorsa dal giardino all'italiana o alla francese, propendendo per un aspetto apparentemente incolto, che dà l'idea di natura incontaminata.

In questo, in particolare, hanno trovato il giusto ambiente per svilupparsi numerose piante provenienti da ogni latitudine: felci, rododendri himalayani, azalee, camelie (le prime coltivate in Europa sono apparse qui alla fine del’800 e sono circa 150 le specie conservate nelle due isole), magnolie, gardenie, agavi, palme, cactus…

Da non perdere la Terrazza delle Protee - una collezione davvero rara - piante simbolo del Sudafrica, che vantano una storia di ben 95 milioni di anni. Ed ecco anche l’ibisco, che qui ritrova il suo habitat naturale: sono quasi cento le varietà che si possono ammirare nello scenario delle Isole Borromee, in particolare su quella Madre. Il delicato “Hibiscus rosa sinensis”, originario dell’Asia tropicale e fiore nazionale delle Hawaii, punteggia i giardini di giallo, rosa e rosso fino a tutto settembre: uno spettacolo da non mancare. Così come quello che regalano i “vanitosi”, variopinti pavoni che anche qui ritroviamo, nonché fagiani e pappagalli (in voliere).

Un simbolo dell’isola è il cipresso del Cashmir, salvato dopo la tromba d’aria che nel 2006 lo abbattè; oggi è rinato, e la deliziosa Loggia ad essa intitolato farà da palcoscenico, il 21 agosto, a uno dei concerti del rinomato Stresa Festival (stresafestival.eu), protagonista il Signum Saxophone Quartet; all’Isola Bella il 24 sarà la volta del Vision String Quartet, al Palco acustico La Catapulta, dove si esibiranno anche Giuseppe Gibboni e Carlotta Dalia il 25, e Marco Beasley il 26.
Proprio accanto alla Loggia del Cashmir si innalza il Palazzo. A differenza di quello dell’Isola Bella, questo si caratterizza per una dimensione privata, piuttosto che di rappresentanza; infatti è stato a lungo abitato dalla famiglia e offre uno spaccato della vita del tempo. La dimora cinquecentesca conserva i ricchi arredi e le opere d’arte provenienti da altri edifici dei Borromeo. Soffermatevi a curiosare nelle Sale del Teatro delle Marionette, tra scenografie, copioni, partiture musicali, marionette medesime, congegni meccanici di vario tipo, creati per stupire gli spettatori con effetti speciali. Un teatrino domestico le cui quinte e fondali vennero realizzati da Alessandro Sanquirico, lo scenografo del Teatro alla Scala di Milano, e che fa comprendere quanto fosse importante per i Borromeo intrattenere e far divertire la famiglia e gli ospiti.

Una curiosità: qual è l’angolo delle Isole prediletto dal principe Vitaliano Borromeo (XI, attenendosi alla linea dinastica)? La Scala di Porta Suna sull’Isola Madre: “Trovo che entrambe le prospettive, da Palazzo guardando il lago e dal lago guardando l’Isola -ha raccontato qualche tempo fa alla rete Grandi Giardini Italiani, di cui fanno parte entrambe le Isole-,  offrano la tipica cartolina del lago Maggiore”.

Da non perdere, infine, l’Isola dei Pescatori, lunga 350 metri e larga 100, l’unica ad essere abitata tutto l’anno, con la sua forma allungata che la fa assomigliare a un pesce. E’ molto caratteristica, soprattutto per il porticciolo, le case dei pescatori e per l’intreccio di vicoli stretti e tortuosi, da esplorare con calma, godendosi l’atmosfera tranquilla e spingendosi sino alla chiesa di San Vittore, che conserva un’abside dell’XI secolo. 

Per lo shopping… Nel borgo dell’Isola Bella il Vicolo del Fornello offre boutique e vetrine monomarca di vari brand, e nei bookshop all’interno del museo e delle caffetterie nei giardini si trovano libri, oggettistica, prodotti di cosmesi, souvenir e prelibatezze piemontesi.

Per chi ama i profumi, da provare l’Acqua di Stresa, una collezione che si ispira all’autenticità del territorio: alle prime fragranze, ispirate dalle fioriture tipiche del Lago Maggiore, come limoni, olivi, alloro, acidofile, camelie, azalee, rododendri e magnolie, sono seguite poi anche nuove proposte, compresa una partnership con Terre Borromeo e la produzione di una linea beauty che richiama l’atmosfera dei giardini delle Isole Borromee e si esprime in tre declinazioni: Aroma Reale, soave come le rose; Neroli Nobile, energizzante con le sue note agrumate, e Blu Imperiale, dai sentori estivi.

Per soddisfare la gola, si possono gustare i mieli artigianali del Lago Maggiore; qui si trovano quelli ricavati dall’apiario stanziale del Parco Pallavicino a Stresa. Nell’oasi naturale che si estende su una superficie di 18 ettari sono presenti circa 10-12 arnie, ognuna con la sua regina (tutti i prodotti sono acquistabili anche online nell’e-shop di Terre Borromeo).

E se si viaggia sui treni regionali

Fino all’1 novembre 2022 chi sale a bordo di un treno regionale Trenitalia usufruisce di uno sconto del 10% per l’ingresso all’Isola Bella e del 15% per entrare negli altri siti e località: Isola Madre, Parco Pallavicino, Rocca di Angera, sul versante lombardo del lago. Inoltre, una riduzione del 15% è dedicata a chi sceglie ingressi “combinati”, abbinando più destinazioni, ad esempio Isola Bella e Isola Madre.