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Lady Diana e la bulimia, a 25 anni dalla morte la sua lezione colpisce ancora

In soli 36 anni di vita ha rotto molti tabù e trasformato l'immagine della Corona

di Claudia Sarritzu

"Sì, è vero. Ho sofferto di bulimia per diversi anni. Ed è come una malattia segreta. La infliggi a te stesso perché la tua autostima è scarsissima e pensi di non valere nulla. Ti riempi lo stomaco quattro o cinque volte al giorno - o perfino di più - e questo ti dà una sensazione di comfort. Come sentire un paio di braccia strette attorno a te, ma dura poco. Subito dopo ti senti disgustato dal gonfiore del tuo stomaco e quindi tiri fuori tutto di nuovo. È uno schema ripetitivo, distruttivo".

Era il 20 novembre 1995.

Diana Spencer fu il primo personaggio pubblico a parlare liberamente, in Tv, a milioni di persone in tutto il mondo di bulimia. Della sua bulimia. Ora può sembrarci scontato, ma quando accadde negli anni “90, fu come stracciare il velo di Maya che avvolge coloro che soffrono di depressione, ansia, panico, disturbi alimentari appunto, e che credono di essere casi isolati.

E' un aspetto molto importante della sua vita, al pari di quelle mani strette ai malati di Aids, quando nel 1987 il virus spaventava il pianeta e chi era sieropositivo veniva emarginato. Chi si ammalava sapeva che sarebbe morto solo. In quella malattia c'era il fantasma della colpa. O eri un drogato o un omosessuale. Insomma, te la eri cercata. “A soli 25 anni mia madre stringeva le mani dei malati, combattendo contro l'omofobia, ha contribuito a far cadere lo stigma intorno alla malattia”, sono le parole del figlio Harry in una intervista rilasciata per il ventesimo anniversario della morte della madre.

Sono giorni, che dopo le dichiarazioni fatte da Fratelli d'Italia e la sua leader Giorgia Meloni, 35 anni dopo quella donna britannica coraggiosa, che usò il suo immenso potere mediatico planetario per sconfiggere stereotipi e ignoranza, pregiudizi e credenze popolari, che la terribile parola devianze torna fra noi a indicare i disturbi alimentari e in generale le malattie mentali e non solo. Come se coloro che soffrono fossero persone colpevoli.

Questo aspetto della vita di Lady Diana è forse il più importante. Lei che cammina sui terreni appena sminati, che visita i lebbrosi nei lazzaretti di Madre Teresa di Calcuta.

Perseguitata dai media

Lei che sfruttata, umiliata e perseguitata dai media decide di usare quella stessa condanna per fare qualcosa di buono. Un occhio di bue puntato sugli orrori del mondo, ben nascosti e che lei invece ha  mostrato in tutta la loro svergognata potenza.

Parlare della sua bulimia e anoressia ha liberato milioni di donne e uomini, soprattutto giovani, dall'angolo in cui erano stati relegati. Persone strane, gente al contrario. Che si auto infligge una lunga agonia. Morire di fame. Di stenti. Ma in verità stanno morendo di solitudine.

“Quando hai la bulimia ti vergogni molto di te stesso, ti odi; la gente pensa che tu stia sprecando il cibo e tu non parli con nessuno (dei veri motivi del tuo malessere). Il problema della bulimia è che il tuo peso rimane sempre lo stesso - mentre con l'anoressia ti rimpicciolisci visibilmente - quindi puoi continuare a fingere".

Alla fine furono gli stilisti ad accorgersi del suo disturbo. La moda l'ascoltò più della sua famiglia. Forse la parte più bella dell'ultimo film a lei dedicato Spencer, firmato da Pablo Larraìn, è il rapporto fra lei e il cuoco di corte. L'unico che sembra tenere umanamente a Diana. 

La principessa, che un certo brutto giornalismo ha trasformato in gossip, è stata invece una rivoluzionaria proprio dell'informazione. In soli 36 anni di vita ha rotto molti tabù e trasformato l'immagine della Corona.

Figlia di una famiglia anaffettiva

 “Non mi hanno mai detto che mi volevano bene”, con una matrigna, la seconda moglie del padre, Raine McQuorcodale che Diana odiava al punto che arrivò a spingerla giù dalle scale: “L’avrei strozzata. Creava un tale dolore. Ha rovinato la vita della nostra famiglia”. 

Moglie in un matrimonio affollato da prima del fatidico Sì. Con un marito che pronunciava spesso frasi infelici come “Sei grassottella” davanti alle telecamere quando Diana aveva appena 19 anni. O quando anni dopo proferì la terribile frase: “Mi rifiuto di essere l’unico Principe del Galles senza un’amante”.

O ancora quando decise di affrontare direttamente Camilla durante una festa. “Camilla, so tutto quello che sta succedendo tra te e Charles. Non trattarmi come un’idiota”. E lei: “Oh va bene, non è un melodramma, hai tutti gli uomini ai tuoi piedi, due adorabili ragazzini, di cosa hai bisogno di più?”. Le ho risposto: “Voglio mio marito. Mi spiace, vi sto tra i piedi e per voi due sarà un inferno”. Raccontando anni dopo:“Piansi sette anni di rabbia. Ma la mattina dopo capii che dentro di me era avvenuto un enorme cambiamento”.

Madre meravigliosa capace di un'empatia che nessuno le aveva insegnato. Un dono innato. Affettuosa e premurosa. Presente fisicamente e moralmente nonostante i suoi demoni.

La vera nemica di Diana

Chi è stato dunque il vero o la vera nemica di Diana Spencer, principessa di Galles, mai regina ma divenuta immortale?

Ci ha risposto la collega Luisa Ciuni, maggior esperta italiana della Famiglia Reale britannica e conduttrice su SkyUno di The Royals – Amori a Corte :

“Sarei tentata di dire se stessa: un carattere umorale, tempestoso, condannato dal trauma infantile della separazione dei genitori a cercare sempre gli uomini sbagliati, da Carlo a Dodi al Fayed. Però poi non posso dimenticare il matrimonio a 19 anni cui la spinse suo padre fiero di maritarla ai piedi del trono. E che i Windsor sostennero con forza avendo trovato la donna, secondo loto, giusta. Nessuno amava lei, la usarono".

A 20 anni era già moglie e madre. Certo che le saltò il sistema nervoso.

Cosi ti rispondo che, a conti fatti, il suo nemico fu la vita perché non ci sono lusso o celebrità che tengano davanti alla morte a 36 anni, alla catastrofe coniugale, a quella sentimentale, alla privazione affettiva. Forse l'avrebbero salvata i figli ma non li ha visti crescere. Una donna molto sfortunata”.

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