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Sempre più adolescenti dipendenti da internet: cosa fare per limitare il comportamento compulsivo

È importante saper riconoscere i confini tra un uso del web fisiologico nel quotidiano e uno problematico che rischia di minare la salute mentale dei ragazzi  

Sempre più adolescenti dipendenti da internet: cosa fare per limitare il comportamento compulsivo

C’è una tematica che rischia di passare sottotraccia nonostante sia in crescita tra gli adolescenti: l’uso problematico di internet. È importante agire per evitare che si passi da un uso eccessivo del web e delle tecnologie a esso collegate a una vera e propria patologia comportamentale.
In Italia sono circa 300mila ragazzi con una dipendenza dalla rete e quasi il 4% degli adolescenti presenta un ricorso problematico alle tecnologie digitali, un fenomeno che si è acuito con la pandemia.

Conoscere la problematica

Siamo circondati dalla tecnologia digitale e ricorriamo alla navigazione in internet per cercare qualunque tipo di informazione, per lavoro, per trovare uno specialista, per organizzare un viaggio, per stare in contatto con i nostri amici, insomma sarebbe complicato vivere senza accesso al web.
Eppure questa enorme comodità ha un risvolto negativo: alcuni adolescenti, sempre più di frequente, sviluppano una dipendenza dalla rete, passando la maggior parte del tempo online e finendo per essere assorbiti dal mondo virtuale. In termini medici è definita Internet Addiction Disorder e si declina come qualsiasi comportamento compulsivo correlato alla rete, che provoca difficoltà nello svolgimento dell’attività lavorativa e nei rapporti affettivi, interferendo con lo svolgimento delle attività quotidiane.

Sintomi

La dipendenza da internet è un fenomeno complesso, ma i sintomi sono chiari. Tra quelli più indicativi spiccano: il pensiero per le attività che si svolgeranno durante il prossimo accesso alla rete; sentire il bisogno di trascorrere più tempo online per raggiungere la stessa quantità di soddisfazione; tentativi ripetuti e falliti di ridurre l'uso di internet; la sensazione di irritabilità, depressione e malumore quando la navigazione online è limitata; mettere a rischio un lavoro o una relazione per poter utilizzare internet; mentire sulla quantità di tempo trascorso online; affidarsi al web per regolare o migliorare il proprio umore. Ma non finisce qui. La dipendenza da internet può associarsi anche all’isolamento sociale, per cui si preferisce la vita virtuale a quella reale e spesso ci sono delle alterazioni nel ritmo sonno-veglia.

Le dipendenze dal web

La Iad smart guide, a firma dell’Istituto Superiore di sanità e del Centro nazionale di dipendenze e doping mette nero su bianco le varie manifestazioni dell’uso problematico di internet.
C’è il Gaming Disorder, ossia un modello di comportamento di gioco digitale persistente o ricorrente. “Si manifesta con un controllo alterato sul gioco (inizio, frequenza, intensità, durata, termine e contesto), con una maggiore priorità data al gioco, che ha la precedenza su altri interessi della vita e delle attività quotidiane e con continuazione o escalation del gioco nonostante il verificarsi di conseguenze negative”.
Comportamenti diversi appartengono a coloro che sono affetti dal disturbo da shopping compulsivo (Buying Shopping Disorder): hanno estrema preoccupazione per l’acquisto, che è vissuto come irresistibile, e l’e-commerce è un terreno ricco di opportunità da cogliere.
Altra devianza comportamentale è la SMA, Social Media Addiction, che si caratterizza per un bisogno incontrollabile di accedere alle informazioni o di divulgare ciò che si sta facendo, in una maniera talmente tanto compulsiva da compromettere gli altri ambiti di vita quotidiana.
A destare preoccupazione c’è anche l’Hikikomori, disturbo che colpisce principalmente quegli adolescenti o giovani adulti che vivono a casa dei genitori, isolati dal mondo. “Chiusi nelle loro camere da letto per giorni mesi o addirittura anni - si legge su La Iad smart guide -, questi ragazzi rifiutano la comunicazione con l’esterno e anche con la loro famiglia, usando internet in maniera compulsiva e tornando nella realtà solo per affrontare i loro bisogni fisici primari”.
Tre le dipendenze che causano danno anche agli altri c’è il cyberbullismo, “un comportamento messo in atto attraverso i media elettronici o digitali, da individui o gruppi che comunicano ripetutamente messaggi ostili o aggressivi volti a infliggere danno o disagio agli altri. La vittima subisce pesanti vessazioni e intimidazioni telematiche, attacchi verso i propri profili virtuali e prese in giro sul proprio aspetto fisico e/o caratteriale. Chi lo attua è convinto di agire in una dimensione più libera che garantisce protezione e anonimato”. Altrettanto diffuso è il cybersex dove internet viene utilizzato per raggiungere gratificazione sessuale attraverso esperienze erotiche e interattive.

Prevenire

A livello nazionale è partito il progetto Rete senza fili. Salute e Internet Addiction Disorder (IAD): tante connessioni possibili, coordinato dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping con il supporto tecnico e finanziario del Ministero della Salute e il coinvolgimento di 7 Regioni.
L’obiettivo è prevenire l’insorgere della dipendenza da internet attraverso azioni di riduzione del rischio di sviluppare un uso scorretto ed eccessivo di strumenti tecnologici (social media, videogiochi, Internet) migliorando le capacità e le competenze dei ragazzi e favorendo l’accesso dei soggetti a rischio ai servizi sociosanitari. Come? Con attività laboratoriali, sperimentando e mettendo a sistema un insieme di approcci metodologici per rafforzare uno sguardo critico e consapevole rispetto all’uso e all’impatto delle nuove tecnologie sulla vita quotidiana e rafforzando la rete dei servizi socio-sanitari e potenziando gli strumenti per l’incontro tra la domanda dei cittadini e l’offerta delle risorse territoriali.

 Cosa fare

Sono molte le terapie valide per trattare questi disturbi, ma bisogna considerare per ogni singolo caso qual è il tipo di approccio e intervento più idoneo. Il primo passo è riconoscere l’esistenza della problematica:
genitori, familiari e insegnanti devono essere attenti a uso eccessivo dei dispositivi o di atteggiamenti anomali da parte dell'adolescente. I segnali cui prestare attenzione riguardano un cambiamento repentino nei comportamenti del ragazzo, come una sensibile riduzione o addirittura l'abbandono dell'attività sportiva o di altre attività sociali e ricreative. Oppure utilizzare di nascosto i dispositivi elettronici e negare che se ne sta facendo un uso eccessivo. Se questo modo di fare persiste è bene affrontare la situazione  quanto prima, con uno specialista, magari chiedendo un primo colloquio allo psicologo scolastico, oppure nei consultori familiari o nelle regioni dove il servizio è attivo con psicologi che si occupano di dipendenze.