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Sindrome da Colon Irritabile, come agire quando stress e ansia pesano sull'intestino

Sindrome da Colon Irritabile, come agire quando stress e ansia pesano sull'intestino
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La Sindrome da Colon Irritabile (Irritable Bowel Syndrome, IBS) meglio conosciuta, come colite o colite spastica, è un disturbo molto diffuso, caratterizzato da dolore addominale e alterazioni della funzione intestinale, che compromette in modo significativo la qualità di vita di chi ne soffre.

La prevalenza risulta alta, in Italia si parla del 18% della popolazione, mentre negli Stati Uniti si arriva al 22%, ed il genere più colpito è quello femminile.

L'attività intestinale spesso è caratterizzata dall'alternarsi di periodi di stipsi e diarrea. In alcuni casi di colon irritabile il dolore è saltuario e si risolve con la defecazione in altri invece si nota una diarrea “urgente”, non dolorosa, in concomitanza con i pasti. Tale condizione sussiste in modo continuativo per almeno 3 mesi ed è spesso associata a gonfiore, meteorismo, flatulenza, nausea, cefalea, ansia, stanchezza, umore depresso, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione. Si tratta di un disturbo altamente debilitante (Grechi, 2020).

I sintomi colitici sopraggiungono in modo imprevedibile e sconvolgente, rendendo il soggetto un vero “prigioniero” della toilette.

Chi soffre di colon irritabile è costretto, quindi, a evitare molte situazioni sociali oppure, se proprio non può evitarle (ad esempio in ambito lavorativo), vi si approccia con ansia, il che aumenta sensibilmente la probabilità della temuta scarica intestinale.

L'intestino, un secondo cervello

Recenti studi affermano che l'intestino è un secondo cervello (Gulbransen, 2021).

La teoria dei due cervelli poggia su solide basi scientifiche. Basti pensare che l'intestino, pur avendo solo un decimo dei neuroni del cervello, lavora in modo autonomo, aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni ed ha un ruolo fondamentale nel segnalare gioia e dolore. In tal senso, l'intestino è la sede di un secondo cervello vero e proprio. Non a caso le cellule dell'intestino producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere. L'intestino rilascia serotonina in seguito a stimoli esterni (come immissione di cibo, ma anche suoni o colori) e ad input interni (come emozioni e abitudini). In pratica questo neurotrasmettitore è come un direttore d'orchestra, che manovra le leve del movimento intestinale (Gershon, 2013).

Secondo Gershon, la quantità di messaggi che il cervello addominale invia a quello centrale è pari al 90% dello scambio totale. Per la maggior parte si tratta di messaggi inconsci, che si percepiscono solo quando diventano segnali di allarme e scatenano reazioni di malessere.

Per chiarire il ruolo del cervello intestinale, Gershon spiega: “Quanti hanno sperimentato la sensazione delle farfalle nello stomaco durante una conversazione stressante o un esame?”. È solo un esempio delle “emozioni della pancia”, come nausea, paura, ma anche dolore e angoscia. Insomma, nella pancia c'è un cervello che “assimila e digerisce non solo il cibo, ma anche informazione ed emozioni che arrivano dall'esterno” (Corriere della Sera, 24 maggio 2004).

Per questo motivo, quando proviamo ansia o stress, l'intestino lo comunica, facendosi sentire, attraverso disturbi come stipsi, diarrea o colon irritabile.

L'intestino funziona come una specie di barometro del benessere psico-emotivo: tutto quello che ci preoccupa ha un effetto sulla mucosa gastrica. Dunque stress e ansia pesano sull'intestino e ne alterano il funzionamento, ma è vero anche il contrario: dieta e disordini intestinali sono collegati a variazioni dell'umore. Insomma, nella pancia c'è un cervello che assimila e digerisce non solo il cibo, ma anche informazioni ed emozioni che arrivano dall'esterno.

I disturbi psicologici alla base della IBS

Alla base della IBS si rilevano le seguenti caratteristiche psicologiche:

- incapacità di individuare ed esprimere le emozioni per cui il disagio psicologico si manifesta attraverso sintomi fisici;

- tendenza a prendersi cura, ad assecondare le esigenze e le aspettative degli altri trascurando i propri bisogni. Alla base di tale atteggiamento c'è il tentativo di evitare conflitti interpersonali che possono esporre al rifiuto e all'abbandono;

- tendenza ad autocolpevolizzarsi per delle situazioni che sono andate male nella propria vita o in quella dei propri cari. Chi assume tale atteggiamento si sente responsabile della felicità degli altri e spesso pensa di non fare abbastanza per le persone care;

- perfezionismo patologico per cui si perseguono obiettivi troppo elevati, che se non vengono raggiunti diventano la dimostrazione della propria incapacità. Un aspetto del perfezionismo si manifesta con una preoccupazione eccessiva circa la possibilità di compiere errori, in quanto ogni errore viene percepito come fallimento personale.

Questi elementi psicologici sarebbero a loro volta intensificati da altri fattori come: stile di vita sedentario, alimentazione disordinata e povera di fibre, assunzione di alcol, caffeina e fumo.

I sintomi stessi infine possono essere la causa di ansia e stati emotivi negativi che alimentano e mantengono il circolo vizioso alla base della sindrome.

Questa condizione fisicamente ed emotivamente debilitante porta ad una riduzione drastica della qualità della vita con importanti complicazioni nella vita professionale, relazionale e personale influenzando le performance e limitando la percezione di piacevolezza nelle attività.

La cura del colon irritabile passa attraverso una corretta alimentazione, una regolare attività sportiva e l'uso di prebiotici, ma inevitabilmente è necessario seguire una psicoterapia, fondamentale per interrompere il circolo vizioso tra ansia, stress e sintomi gastroenterici.