Dieta dei gruppi sanguigni: una storia lunga 25 anni, ma funziona o no? La risposta della scienza

Nonostante il regime alimentare del naturopata statunitense Peter D'Adamo sia molto diffuso, nessuno studio scientifico ne ha finora dimostrato i benefici

Foto Ansa
Foto Ansa
TiscaliNews

La dieta dei gruppi sanguigni, proposta per la prima volta ormai 25 anni fa, prevede che ogni persona deve scegliere cosa mangiare in base al proprio gruppo sanguigno: 0, A, B o AB. Ma nessuno studio scientifico ha finora dimostrato i benefici di questo regime alimentare. L'idea di seguire una dieta specifica a seconda del proprio gruppo sanguigno nasce nel 1996 con la pubblicazione del libro 'Eat Right 4 Your Type' del naturopata statunitense Peter D'Adamo. Il libro è stato un best seller con oltre 7 milioni di copie vendute nel mondo; tradotto in tante di lingue, è arrivato anche in Italia.

L’origine

Il presupposto della dieta è che i diversi gruppi sanguigni sono comparsi nella storia evolutiva umana in momenti diversi. Ad esempio il gruppo 0 è indicato da D'Adamo come il più antico e tipico dei carnivori, il gruppo A è arrivato più tardi con l'agricoltura, il gruppo B si è diffuso nelle popolazioni di nomadi allevatori che avrebbero consumato in abbondanza latte e latticini, mentre il gruppo AB è una mescolanza degli altri. I diversi gruppi sanguigni sarebbero così responsabili della diversa capacità di digerire i vari alimenti da parte di ognuno di noi, dovremmo quindi mangiare tenendo conto di questo fattore per poter ottenere più benefici dal cibo e vivere in salute.

Nessuna prova scientifica

Dal punto di vista scientifico, però, non ci sono prove della sua efficacia. In una revisione sistematica della letteratura, pubblicata nel 2013 sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition, gli autori concludono che "non esistono prove fattuali a sostegno dei presunti benefici della dieta dei gruppi sanguigni sulla salute". Uno studio del 2014 pubblicato su Plos One e condotto su quasi 1500 persone ha trovato che il modo in cui ciascuno reagiva alle quattro diete ideate per loro nulla aveva a che vedere con il gruppo sanguigno di appartenenza. Un altro studio del 2018 pubblicato sul Journal of Nutrition è giunto alle stesse conclusioni.