"Evitate sorrisi ironici o provocatori”: l’opuscolo scolastico anti-stupro e la reazione di Chiara Ferragni

È polemica sui suggerimenti rivolti alle potenziali vittime di violenze di genere, editi da Comune di Cividale e Regione Fvg, distribuiti nelle scuole secondarie superiori locali e al quale gli studenti hanno risposto con iniziative di protesta

La scuola italiana del 2023 si avvale di lavagne interattive, tablet, computer, smart device e di opuscoli comportamentali in odor di Medioevo. "Non fate sorrisi ironici o provocatori a sconosciuti"; "evitate di indossare oggetti di valore"; "ricordate che l'aggressore osserva e seleziona le vittime anche sulla base di alcuni particolari come gioielli e l'abbigliamento eccessivamente elegante o vistoso": è polemica a Cividale del Friuli per i consigli alle donne, potenziali vittime di violenza di genere, contenuti in un opuscolo realizzato e distribuito dal Comune nelle scuole superiori della cittadina friulana. Le affermazioni sono state contestate dagli studenti che le hanno diffuse attraverso i social.

Ferragni: la causa degli stupri? Gli stupratori

Il caso approda pure fra le Storie Instagram di Chiara Ferragni. L'imprenditrice, che in questi giorni ha annunciato di aver deciso di devolvere il suo cachet di Sanremo all'associazione D.i.Re. - Donne in Rete contro la violenza, riposta sul suo profilo alcuni contenuti riportati da Factanza su quanto accaduto nella città ducale. "In alcune scuole del Friuli - si legge nelle storie - è stato distribuito un opuscolo 'antistupro' che invita le ragazze a non mettere abiti 'succinti' per non provocare". E ancora, "i consigli comprendono: evitare 'sorrisi provocatori a sconosciuti', 'non indossare gioielli', escludere abiti 'troppo eleganti o vistosi', 'non guardare insistentemente l'altrui ragazzo/a' ed evitare commenti. Molte delle indicazioni distribuite nelle scuole vengono date quindi alle donne, anziché far parte di una strategia di prevenzione che educhi gli aggressori". Infine viene pubblicato anche un grafico da cui emerge che nella totalità dei casi la principale causa degli stupri sono gli stupratori. Non seguono ulteriori commenti sulla vicenda da parte dell'imprenditrice.

Studenti: “Chiediamo percorsi di educazione all'affettività”

Chi invece continua a commentare è la scolaresca destinataria dell’opuscolo: gli studenti del Convitto Nazionale Paolo Diacono di Cividale del Friuli hanno organizzato una serie di "assemblee di discussione" sulle indicazioni considerate "offensive e anacronistiche". L'intenzione è quella di organizzare un "tavolo di confronto con gli altri collettivi studenteschi per chiedere alle istituzioni l'attuazione di un percorso di educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole secondarie superiori di secondo grado ideato con la nostra condivisione e partecipazione".

Le proteste

Nei corridoi del Convitto nazionale Paolo Diacono sono comparsi anche cartelli di dissenso. "Protestiamo perché riteniamo inaccettabili le frasi contenute in questo opuscolo - ha detto Beatrice Bertossi, coordinatrice del Movimento studentesco per il futuro -, ma contestiamo anche l'opportunità stessa di un volantino rivolto alle potenziali vittime, quando è noto che la prevenzione delle violenze di genere deve partire innanzitutto dagli aggressori". I cartelli esposti a scuola recitano frasi come "Condanniamo la violenza patriarcale nelle scuole", "Giù le mani dai nostri corpi, la violenza non è mai giustificata", "Contro ogni oppressione, contro ogni oppressore". "Ci stiamo riunendo tra noi e stiamo parlando anche con i nostri docenti - riferisce Bertossi - per verificare quali altre iniziative di protesta possiamo organizzare per ribadire la nostra corale condanna a un'iniziativa di questo tipo. Siamo convinti che alla violenza ci si oppone con l'educazione, non con la colpevolizzazione delle vittime". In una nota gli studenti si dicono "allibiti dalla distribuzione scandalosa di opuscoli, realizzati dal Comune di Cividale e dalla Regione Fvg, che dovrebbero insegnare a prevenire l'aggressione, ma che invece non fanno che legittimarla. Questi testi sono intrisi di per sé di violenza di genere e di una narrativa tossica con cui viene trasmessa la colpevolizzazione delle donne". "Chiederemo all'amministrazione di fare un passo indietro rispetto alle dichiarazioni fatte sinora - ha detto Bertossi - e anche di non indulgere in atteggiamenti paternalistici, prediligendo la strada della collaborazione alla quale siamo disposti".

La prima cittadina: presto incontro con studenti

E alla fine arriva la risposta da parte delle istituzioni con la sindaca, Daniela Bernardi (Lega), che si dice disposta a incontrare gli studenti ma dopo affermazioni giustificatorie: "Sono contenta che l'opuscolo, redatto da psicologi, che realizziamo già da tre anni, sia stato finalmente letto dagli studenti delle nostre scuole con spirito critico. Il fatto che considerino i consigli dati 'anacronistici' testimonia che sono giovani che vivono situazioni normali e senza particolari disagi". "L'amministrazione è naturalmente a disposizione - ha proseguito la prima cittadina - a confrontarsi con gli studenti e le scuole, capire quali siano le loro effettive esigenze e rimodellare i contenuti di un opuscolo che voleva essere un momento di riflessione".

Serracchiani: sempre colpa delle donne

Fra le prime donne della politica a commentare, c’è l’ex presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani: "Sempre là si ricasca: se ti stuprano vuol dire che te la sei cercata, provocavi. Sembra la ripetizione di un vecchio pregiudizio, di una mentalità maschilista in via di estinzione, purtroppo è la tesi accreditata e diffusa dal Comune di Cividale, guidato dal centrodestra. Spero che l'amministrazione comunale della nostra antica e civile Città friulana metterà al più presto rimedio a questa dannosa iniziativa, che dovrebbe aiutare le potenziali vittime di violenza di genere e che invece le condanna a priori per mancata modestia e poco pudore. Le potenziali vittime dovrebbero sapere che possono contare sull'aiuto delle istituzioni quando l'aggressore se lo trovano in famiglia o sul posto di lavoro". Conclude la capogruppo Pd alla Camera.

Telefono Rosa: non si previene così la violenza

Diverse le prese di posizione anche fra le associazioni: "Forse un atteggiamento diverso da parte delle donne oppure un vestito coprente potevano evitare la tragedia? No! Certo fin quando saremo costrette a leggere i proclami maschilisti confezionati in un opuscolo come quello del Comune di Cividale del Friuli la violenza non sarà certamente contrastata. Un messaggio del genere fa danni importanti, rafforzando una cultura patriarcale di possesso della donna". Lo afferma la presidente del Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli.

Arcigay Friuli: stereotipi da superare

Fa eco una nota dell’Arcigay Friuli: "Il Comune di Cividale del Friuli, grazie a un progetto finanziato dalla Regione, ha distribuito nelle scuole degli opuscoli contro la violenza sulle donne che sembrano stampati nel 1945. Il messaggio pare chiaro: la violenza dipende dalle azioni dalle donne. Questo stereotipo dovrebbe essere a oggi superato". "Arcigay Friuli e altre associazioni da anni portano avanti il progetto 'A scuola per conoscerci' contro l'omolesbobitransfobia e altre forme di bullismo basate sull'identità sessuale, progetto che con l'ultima amministrazione non ha più ricevuto finanziamenti e rischia di non sopravvivere - fa sapere l'associazione - nel frattempo apprendiamo di queste campagne reazionarie e tossiche finanziate dalla Regione". "Condanniamo ora e sempre la narrazione della donna (o della persona LGBTQIA+) che 'se l'è cercata' e dell'uomo che è stato provocato - conclude la nota - la prevenzione si crea attraverso sistematici, specialistici e integrati percorsi educativi". E' "inaccettabile che campagne così superficiali, stereotipate e pericolose siano state diffuse all'interno delle scuole, soprattutto utilizzando soldi pubblici".