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“Siamo due genitori, non un padre e una madre”: le due mamme che hanno vinto contro il decreto Salvini

Dopo la sentenza a favore delle madri che chiedono di avere sul documento della figlia la dicitura genitori e non “madre e padre”, il Viminale studia le contromosse

Famiglie arcobaleno (Ansa)
Famiglie arcobaleno (Ansa)
TiscaliNews

Non si sono arrese le due mamme che hanno presentato ricorso al Tar per non avere sul documento della propria figlia la dicitura “madre e padre”, a loro non applicabile, ma non si arrende nemmeno Matteo Salvini, seguito a ruota dal ministero dell’Interno oggi guidato da Matteo Piantedosi. Non pare infatti avere effetto la lettera aperta scritta proprio a Salvini da una delle due mamme, Sonia. Per la donna, la società "è già pronta" ad accogliere bambini con due mamme e la scritta 'genitore' sulla carta di identità non è una minaccia per la famiglia tradizionale. La volontà delle due mamme era quella di ottenere il riconoscimento del diritto ad essere chiamate “genitore” anziché venire inquadrate nelle caselle padre e madre che escludono le coppie omogenitoriali.

La lettera di Sonia

"Sono figlia di un padre e di una madre che mi amano infinitamente, ma la mia bambina ha due mamme che l'hanno desiderata, la amano e si prendono cura di lei tutti i giorni, esattamente come hanno fatto i miei genitori con me. Genitori, questo siamo", scrive Sonia. "E cosa ci sia di discriminante nella parola genitori, anziché padre e madre, nel chiedere che venga rispettata la nostra identità personale e familiare, questo proprio non riesco a comprenderlo, mi perdoni", prosegue Sonia nella lettera aperta rivolta all'attuale ministro delle Infrastrutture che nel 2019, quando era ministro degli Interni, emanò un decreto per sbarrare il passo al riconoscimento anagrafico dei figli di genitori dello stesso sesso.

Legittima richiesta

"Non riesco a comprendere - prosegue Sonia - come la nostra legittima richiesta minacci la 'famiglia tradizionale', quella con cui tutti i giorni interagiamo dentro e fuori la scuola di nostra figlia, rapportandoci serenamente, oserei dire 'normalmente' ". "Non capisco, ma sarà sicuramente un mio limite, come il fatto di chiedere che vengano difesi i nostri diritti voglia dire compromettere quelli della famiglia tradizionale. I papà e le mamme degli amichetti della nostra piccola grande donna - prosegue Sonia - ci accolgono tutti i giorni senza sentirsi minacciati. La società, ministro, è molto più preparata, flessibile e inclusiva delle Istituzioni".

La sentenza è definitiva e deve essere applicata

L'avvocato Schuster, paladino di tante famiglie arcobaleno, insiste che la sentenza deve essere applicata: "è definitiva" e spiega che cause come quella delle due mamme di Roma "sono molto costose", circa 25mila euro per tre gradi di giudizio, e quando vengono proposte per la prima volta, occorre che dietro alle famiglie ci sia una associazione che con un apposito gruppo di lavoro, in questo caso Rete Lenford e l'Associazione famiglie arcobaleno, promuova il ricorso 'pilota'". Un ricorso che era stato proposto davanti al Tar di Roma: una vittoria in sede amministrativa contro il decreto 'Salvini' del 31 gennaio 2019, sottolinea ancora l'avvocato Schuster, avrebbe avuto valore in tutto il territorio nazionale, "ma il Tar ha passato la 'palla' al giudice ordinario con la conseguenza che la decisione che riconosce il diritto delle due mamme ad essere chiamate 'genitore' vale solo per loro". Ma "è definitiva e deve essere applicata".

La contromossa del Viminale

Il governo, da parte sua studierà la sentenza con particolare attenzione dato che, a quanto si è appreso, ritiene che presenti problemi di esecuzione e di identificazione personale. Le ipotesi in campo sono due: fare appello contro la decisione dei giudici, ma i tempi sarebbero lunghi e in attesa del ricorso il ministero dovrebbe comunque permettere alle famiglie dello stesso sesso di registrare i figli. Ecco perché sta prendendo piede la seconda opzione: un nuovo decreto ma diverso da quello firmato tre anni fa da Salvini quando era al Viminale, per evitare di incappare in una nuova bocciatura da parte del tribunale.

"E' lampante: nessuna di noi due può dirsi padre"

Ma Sonia, madre biologica della bambina, e la sua compagna che l’ha adottata, insistono: "Noi siamo due genitori, non un padre e una madre: se lo dichiarassimo scriveremmo il falso. È paradossale aver dovuto ricorrere alla giustizia e ora combattere con la politica per accertare una verità per noi lampante, e cioè che nessuna delle due può dirsi 'padre'". Intervistata da La Repubblica, racconta come la bambina chiami le due donne: "Mamme. E lo dice con orgoglio, naturalezza, tranquillità, da quando ha iniziato a parlare. I problemi li abbiamo solo con le istituzioni e la burocrazia".

Tempi ancora lunghi

Infatti è passato più di un mese dall'ordinanza del tribunale che riconosce il loro diritto a definirsi genitore 1 e 2 per la carta di identità della piccola ma il documento non è ancora pronto. "Ancora no: il software del Comune di Roma dev'essere aggiornato. Serve il via libera dal Viminale. Ora non sarà breve né facile".