Covid, Fials: "Per le professioniste sanitarie niente nidi aziendali e discriminazioni di genere, ora basta"

Alcune testimonianze online confermano disparità e penalizzazioni che scontano le donne impegnate nella sanità, per contrastare il fenomeno un coordinamento ad hoc. Le protagoniste fanno il punto della situazione in una clip

TiscaliNews

Sono migliaia le visualizzazioni del webinar “Il sindacato è anche donna: la leadership Fials si racconta”, lo streaming con le testimonianze delle professioniste sanitarie è online sui canali social del sindacato e da oggi una clip di tre minuti ne rilancia i contenuti. Le protagoniste - dice un comunicato stampa Fials - fanno il punto della situazione sulle donne impegnate nella pandemia, penalizzate da turni incessanti, sfiancate anche dalla gestione emotiva degli eventi cui assistono. E nonostante tutto, continuano a lottare senza arrendersi mai. Vere e proprie guerriere che non dimenticano quei primi spaventosi momenti, consce di aver dato il massimo e un po' deluse dal sistema che non riconosce loro nemmeno i sacrosanti servizi come i nidi aziendali, che nel resto d'Europa ci sono.

Cambiare leggi e cultura

“Noi donne dobbiamo rimboccarci le maniche per cercare di vivere di luce propria e non riflessa: non è possibile che la donna venga penalizzata dagli stessi benefici che ha ottenuto, tipo la maternità o la gravidanza. Significa che dobbiamo cercare di cambiare le leggi e la nostra cultura. Ancora le aziende non sono strutturate con degli asili nido, quindi dobbiamo cercare di trovare le adeguate soluzioni”, afferma Agata Consoli, segretario nazionale Fials e provinciale Catania, impegnata nel sindacato da trent'anni.

Agata Consoli e Elena Marrazzi (Foto ufficio stampa Fials)

Differenze di genere

“Nelle Aziende sanitarie possiamo intravedere delle differenze di genere mascherate - avverte Mimma Sternativo, segretario provinciale Fials Milano - quando si valuta la disponibilità delle lavoratrici. Tutto avviene nonostante siano le donne, stando ai dati di alcuni studi, quelle che intraprendono percorsi universitari con maggior successo e superando nei voti gli stessi uomini”. Sul merito nessun dubbio, ma le carriere rimangono al palo e nella categoria infermieristica, composta per il 77% da donne, ad andare avanti per la maggior parte sono uomini.

Incredibile a dirsi, le percentuali si ribaltano se consideriamo i ruoli apicali. “É arrivato il momento di capire che le donne valgono a prescindere dal fatto di essere donne - sottolinea la sindacalista - non può essere una menomazione nel 2021 ed è giusto prenderci assolutamente i nostri spazi”. “Per questo nasce l'idea di un coordinamento donne Fials - annuncia Elena Marrazzi, consigliere nazionale Fials e madrina del progetto - che sarà uno spazio di discussione, di presa di coscienza, di messa a punto delle rivendicazioni e di confronto tra generazioni e culture diverse”.

Le storie

Il sindacato conta tra le sue fila tante donne, tutte con esperienza di vita e professionali diverse. Per ascoltare la loro storia, ha preso avvio il ciclo di incontri 'Donne & sindacato'. “Il 2020 ha acceso fortemente i riflettori sulla nostra professione, ha mostrato al mondo chi è e cosa fa un infermiere dando la possibilità a chi non lavora in ospedale di saggiare un pezzo di quello che è la nostra vita quotidiana - racconta Titti de Simone, infermiera Fials Milano - fatta di giorni, notti e di turni anche festivi. Ho condiviso con tutti i colleghi una prima fase di grandissima paura e poi, come gruppo professionale, ci siamo sentiti molto uniti”.

Titti de Simone e Mimma Sternativo (Foto ufficio stampa Fials)

“C'erano telefonate con i colleghi degli altri ospedali e in questo l'attività sindacale mi ha aiutato perché mi sentivo di supporto agli altri”. Durante la pandemia sono accadute cose che oggi sembrano lontane e nessuno vuole ripercorrere. Ma la rimozione collettiva non spazzerà via i segni indelebili nell'animo delle professioniste sanitarie. Cicatrici destinate nolenti o volenti a rimanere, a costituire patrimonio della memoria collettiva, che prima o poi andrà affrontata. Intanto loro pensano all'autocura, a fare gruppo, a difendersi dal logorante stress da sindrome post traumatica.

I messaggi

In alcuni messaggi durante il live - continua il comunicato - qualcuno scrive: “Grazie per quello che avete fatto e che continuate a fare”. E un altro: “Occorrono asili nido”. Non chiedono molto, solo di riuscire a dormire quando rientrano dopo le notti e invece la dad dei figli le tiene sveglie. Ora almeno li hanno a casa, mentre prima la sindrome dell'untore le ha portate ad allontanarsi dalla famiglia nel timore di trasmettere la malattia nei giorni bui di un anno fa. Adesso la paura viene meno e sperano che tutto finisca. Dal mondo, parole d'amore e gesti di stima e rispetto. Per poi essere dimenticate.

In questo ultimo anno di pandemia il 99% dei posti di lavoro persi appartenevano a donne. Negli occhi delle testimoni si legge la sofferenza che hanno visto e le vite che se ne sono andate. I ricordi dei tanti pazienti e le storie che rimangono nella mente per sempre. Il webinar finisce con le parole di Agata, che chiosa: “Quello che è stato detto è verità, io ho lavorato H24 cercando di dare il massimo a tutti coloro i quali erano totalmente abbandonati”.

C'è ancora tanta strada da fare.