Se ti uccidono è colpa tua: l’assurdo dibattito attorno al femminicidio tra Lucarelli, Ferragni e le altre

La magistrata Maria Monteleone, analizzando il caso del femminicidio di Martina Scialdone, ha ricordato che accettare l’ultimo appuntamento, quello chiarificatore, da parte del proprio ex è un errore che può essere fatale. Questo invito è stato interpretato da alcune come colpevolizzante nei confronti della vittima

Attorno al femminicidio di Martina Scialdone si è creato una dibattito inaspettato che vede fazioni opposte duellare attorno al concetto di colpevolizzazione della vittima. Il secondo femminicidio dell’anno ha infatti alimentato il dibattito per le modalità con le quali è stato eseguito: in un luogo pubblico, da un uomo psicologicamente instabile che aveva la disponibilità di diverse armi e ai danni di un’avvocata esperta di diritto di famiglia. A porre l’accento su quest’ultimo elemento è stata Maria Monteleone, magistrata specializzata nel contrasto ai delitti di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. In un’intervista a La Repubblica, Monteleone parla dell’uccisione di Martina Scialdone come di un caso esemplare insistendo sul fatto che le donne non devono “mai accettare l’ultimo appuntamento”, quello che centri anti violenza ed esponenti delle forze delle ordine ripetono come un matra in ogni occasione in cui si parla di violenza di genere.

Un caso speciale

“Questo caso è unico. La vittima – argomenta Monteleone - secondo le nostre previsioni, avrebbe dovuto avere tutti gli strumenti per essere in allarme, per stare sul chi va là. Faceva l'avvocato, per di più in questa specifica materia, chissà quante volte ha assistito e consigliato donne vittime di violenza". Allora perché ha accettato quell’ultimo appuntamento? “Purtroppo quando sono coinvolti gli affetti, la sfera privata, nemmeno la preparazione professionale la può proteggere”, risponde la magistrata. “La realtà è che molte donne non si proteggono, non denunciano. Basti pensare che in commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio abbiamo analizzato i casi delle 200 donne uccise nel biennio 2017/2018. Di queste l'85% non aveva mai fatto una denuncia e, addirittura, il 63% non aveva detto a nessuno di subire violenza e di temere per la propria incolumità. È un dato che rivela la solitudine di chi subisce violenza e, forse, talvolta l'assoluta imprevedibilità di alcuni femminicidi”.

L’errata interpretazione

E poi la riflessione finale: “Questa storia, più delle altre, ci insegna che le donne devono essere più preparate a non sottovalutare nulla, a non accettare 'l'ultimo incontro' che, come dimostrano tanti casi, è quello in cui vengono uccise”. In questo discorso ci sono dati, elenco di fatti, interpretazione degli essi alla luce dei casi passati e c’è molto sconforto. Che questo discorso possa essere interpretato come una colpevolizzazione della vittima ci pare assurdo ma è proprio quello che è successo.

La vittima colpevolizzata?

La prima a scagliarsi contro Monteleone e il suo consiglio, "le donne imparino a non accettare mai l'ultimo incontro", è stata Carlotta Vagnoli, autrice e influencer molto attiva proprio sui temi della violenza di genere. Sentita ancora da La Repubblica, afferma: "Non si devono colpevolizzare le vittime, dire alle donne di fare attenzione. La violenza la conosciamo e possiamo mettere in campo tutte le accortezze, ma serve di più: bisogna individuare nella matrice sessista e patriarcale la ragione unica dei femminicidi, nell'uomo che li commette l'unico colpevole". Nel suo profilo Instagram affronta ancora il tema e precisa: “Anziché ricordare alle donne di non accettare un appuntamento, iniziamo ad abituare gli uomini a vivere in modo sano la chiusura di una relazione”. Le sue argomentazioni sono state riprese da Chiara Ferragni che ha postato una serie di Storie proprio con le frasi di Carlotta Vagnoli.

L’invito ad essere prudenti da non confondere con un’accusa

Chi invece prende le difese della magistrata è Matilde D'Errico, regista e autrice televisiva che, insieme a Maurizio Iannelli, ha ideato la trasmissione Amore criminale. In un post sul suo profilo Instagram si chiede: “Ma come si fa a confondere l’invito a non andare a un incontro con il proprio ex (se è stato un uomo violento) con la colpevolizzazione della vittima?” Per D’ Errico “Se una donna ha avuto un partner violento e lui le chiede un ultimo incontro chiarificatore, invitarla a non andare a quell’incontro non significa spostare su di lei la responsabilità. La responsabilità della violenza nella relazione resta del partner violento. L’invito ad essere prudente non vuol dire colpevolizzare la vittima”. Insomma prima di tutto si proteggono le potenziali vittime, poi “Parallelamente va cambiata la cultura patriarcale in cui viviamo, va cambiata la narrazione, va rotto il sistema che imbavaglia le donne e le vuole sempre un passo indietro. Ma le donne vanno innanzitutto messe in sicurezza”.

Proteggere la vittima

In accordo con D’Errico, che la cita nelle sue Storie, è Selvaggia Lucarelli che del tema si è occupata anche nel sua podcast “Il sottosopra” con il titolo “Imparare a proteggersi: quando le femministe sbagliano”. Scrive la giornalista su Facebook: “Gli strali di alcune divulgatrici del pensiero femminista sulla magistrata Maria Monteleone, rea di aver detto che le donne non devono dare ultimi appuntamenti agli uomini, sono francamente incomprensibili. Raccomandare alle donne di proteggersi non è colpevolizzarle. È salvare vite oggi, mentre i processi culturali fanno il loro lungo e prezioso corso”.
La sua sintesi ci pare la più opportuna, perché in un femminicidio l’unico colpevole è l’assassino ma intanto ripetiamo “il mantra” ancora una volta: “Non accettate l’ultimo incontro”.