Alpini e molestie, la petizione: "Basta violenza, stop alle adunate e rieducare i militanti"

Già 16mila firme per "bloccare per due anni i raduni". Sono almeno 500 le donne che hanno subito palpeggiamenti e comportamenti sessisti durante l'appuntamento di Rimini, per ora due denunce alla polizia

Un momento della parata degli Alpini a Rimini (Ansa)
Un momento della parata degli Alpini a Rimini (Ansa)
di Antonella Loi

Una petizione online che chiede lo stop ai raduni degli Alpini ha totalizzato più di 16 mila iscrizioni in poco più di 24 ore. A lanciarla è una studentessa torinese, 25 anni, iscritta a Bologna alla magistrale in Sviluppo locale e globale. E dietro di lei c'è l'incapacità di ammettere che ancora succedano cose come quella accaduta a Rimini. Stando alle testimonianze che l'associazione "Non una di meno" ha potuto raccogliere sono almeno 500 le donne, spesso molto giovani, molestate durante il mega raduno di Rimini e San Marino - il 93° svoltosi tra il 5 e l’8 maggio - nel quale almeno 400 mila uomini hanno indossato il cappello piumato nero del corpo militare distintosi durante la Prima guerra mondiale. "Oltre 160 racconti dei fatti delle molestie subite. Oltre 500 segnalazioni di molestie", dicono le attiviste.

Al raduno almeno 500 donne molestate

Segnalazioni e testimonianze che parlano di attenzioni moleste da parte dei militanti alpini: fischi, commenti sessisti, palpeggiamenti, avances pesanti e non richieste da parte di uomini, spesso ubriachi, sempre in gruppo. Vittime le donne, in molti casi bariste o cameriere, impegnate a lavorare nei locali della città romagnola, di tutte le età. 

In dieci minuti di passeggiata con il cane mi hanno fermata quattro volte, toccata due e inseguita due

è il racconto di una di loro. Un'altra dice che "mentre andavo in bici hanno cercato di farmi entrare in un capannone, sono scappata pedalando più veloce". Le fa eco un'altra che racconta di essere stata "ripetutamente invitata a fare sesso" mentre passeggiava con i figli. Una bolgia di alcol e machismo ha tenuto in ostaggio le donne di un'intera città, viene da pensare leggendo le testimonianze raccolte.

In mezzo a questa vergognosa descrizione dello spaccato patriarcale di una società che ancora stenta a evolversi verso un livello accettabile di civiltà il racconto delle donne parla di un tetto di cristallo che si sta spaccando: basta davvero subire in silenzio, una diversa consapevolezza impone di denunciare. 

Già due le denunce

Le querele davanti alle forze dell'ordine restano ancora merce rara. Una 26enne si è presentata in questura a Rimini e la procura ha aperto un fascicolo sul suo caso, mentre una 40enne ha denunciato abusi attraverso l'app della polizia YouPol. Ma altre seguiranno, assicura "Non una di meno". Un po' per la difficoltà a identificare i responsabili in un contesto di questo tipo, un po' perché, come sostiene Micol nella petizione, "purtroppo le vittime di queste violenze faticano a esporre denunce formali alle forze dell'ordine a causa di diversi fattori (paura, umiliazione, scarsa fiducia nelle stesse...)", è necessario lavorare ancora su questo frangente. 

Intanto gli Alpini invitano a non generalizzare, mentre il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, condanna con forza quanto accaduto e la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, incalza: "È gravissimo, inaccettabile per le istituzioni. L'Italia si fonda sulla piena parità di genere e quindi deve ripudiare con forza quella sub-cultura di prevaricazione del maschile nei confronti del femminile". E ai miinistri e alle ministre del Pd scrivono le deputate sollecitando il governo a far sì che quanto accaduto non venga derubricato come una semplicistica quanto assolutoria "maleducazione".

Le molestie ai raduni degli Alpini non sono una novità

I raduni degli Alpini del resto avevano già fatto parlare di sé. Nel 2018 a Trento uno degli eventi in programma era "Miss Alpiuna bagnata" dove si invitavano i prodi a gettare la birra addosso alle ragazze: in quell'occasione furono decine le testimonianze di molestie e violenze raccolte da "Non una di meno". Ma in quel caso il polversone si sollevò appena il tanto di qualche polemica. L'associazione stavolta è intenzionata a non lasciar correre e la petizione su Change.org serve proprio per tenere alta la tensione. "E' necessario che il Consiglio degli Alpini prenda dei seri provvedimenti, soprattutto in materia di rieducazione riguardo ai diritti umani: le scuse non sono più sufficienti", è scritto nella motivazione. Anche perché il prossimo raduno è già stato calendarizzato a Udine nel 2023. L'Ana ha promesso che stavolta vigilerà.