Melania Trump rompe il silenzio dopo l'assalto al Campidoglio dei fan di suo marito Donald

“Su di me gossip volgari”, ma non spende neanche una parola sul marito presidente sempre più vicino all’impeachment

TiscaliNews

Dopo essere rimasta anche lei travolta dalle polemiche, Melania Trump rompe il silenzio sull'assalto al Campidoglio. Cinque giorni dopo i fatti, la First Lady condanna la "violenza inaccettabile" e si dipinge come vittima di un "gossip volgare" che l’ha dipinta come impassibile durante gli scontri. Ma nella lunga nota diffusa dalla Casa Bianca non c'è alcun accenno al marito presidente che rischia, per il suo discorso incendiario prima degli incidenti, il secondo impeachment con l'accusa di aver "istigato l'insurrezione".

"Il mio cuore" è con le vittime degli scontri, dice nominandole una a una. "Prego per le loro famiglie", aggiunge, descrivendosi "delusa e scoraggiata da quanto accaduto la scorsa settimana". Poi Melania passa all'attacco e definisce "vergognosi" il "gossip", gli "attacchi personali" e le "false e ingannevoli accuse" mosse contro di lei da parte di "persone che vogliono solo sembrare rilevanti e che hanno" altri obiettivi.

Il riferimento della First Lady sembra essere alle voci relative al servizio fotografico in cui era impegnata il 6 gennaio, il giorno degli scontri. Mentre la violenza esplodeva al Congresso, la First Lady avrebbe infatti continuato imperterrita a seguire il lavoro dei fotografi alla Casa Bianca per immortalare tappeti e altri oggetti decorativi. E, secondo alcune indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, non sarebbe stata minimamente scossa dagli eventi, smarcandosi da qualsiasi domanda al riguardo, anche su un suo possibile intervento per convincere il marito a parlare alla nazione per calmare gli animi.

"Condanno la violenza" al Campidoglio, "la violenza non è mai accettabile", chiarisce oggi Melania tentando di sgombrare il campo da ogni possibile equivoco. Quindi lancia il suo appello: "Imploro tutti a fermare la violenza, non fate mai del colore della pelle o delle differenti ideologie politiche una ragione per aggredire".