Milleunadonna

Lucrezia Lante della Rovere e le liti con mamma Marina Ripa di Meana: “Quella volta in cui non le parlai per un anno”

La figlia apre il cassetto dei ricordi per dare un ritratto inedito di sua madre a tre anni dalla scomparsa a causa di un tumore

TiscaliNews

Per tutti era un vulcano di idee provocatorie Marina ripa di Meana, morta tre anni fa per un tumore che l’ha consumata ma non domata visto che fino all’ultimo ha dimostrato la sua forza anche in un video-testamento rilasciato all’Associazione Luca Coscioni in favore delle cure palliative e per rendere nota la possibilità della sedazione profonda fino alla morte. Ma c’è una donna che di questo personaggio, sempre sopra le righe, ha un ricordo speciale e assai più complesso: sua figlia Lucrezia Lante della Rovere.

La differenza fra madre e padre

“Mi manca sempre di più. A differenza di mio padre, che aveva il mal di vivere, si limitava a sopravvivere, era dipendente dall’alcol e non ha avuto una bella vita, ho ereditato per fortuna da lei dei cromosomi veramente tosti, direi maschili. Era una madre forte, anche severa e bacchettona”, ricorda in un’intervista al Corriere della Sera. Certo si stenta a credere che una trasgressiva come lei possa essere stata bacchettona ma una figlia sa sempre ciò che al pubblico è stato precluso: “Sì, una contraddizione davvero buffa per una donna così libera, spregiudicata. Quella volta che mi beccò a letto con un mio fidanzato, mi fece una scenata, poi se ne andò infuriata e scandalizzata”.

Le liti e i mutismi

Con una madre così ingombrante era forse impossibile non litigare e infatti alterchi ce ne sono stati e la figlia ne ricorda uno in particolare: “Ero molto giovane e non amavo la mondanità, ma quella volta mi convinse ad andare alla prima alla Scala di Milano. E per convincermi mi regalò addirittura un vestito favoloso che era bordato di visone bianco. Ma non sapevo cosa aveva architettato. Io, ignara, in pelliccia dentro al teatro, lei fuori nella piazza davanti alla Scala mentre, a seno nudo in pieno gennaio, faceva una manifestazione animalista contro l’uso delle pellicce bruciandole. Venni travolta da un turbine di paparazzi. Non le parlai per un anno, ora ne rido”.

Le battaglie civili e politiche

Sembra quasi avesse fatto il voto di non annoiarsi mai, ma “quando aveva un’idea non guardava in faccia a nessuno, passava sul cadavere di chiunque e se io mi arrabbiavo, ribatteva che non avevo ironia, esclamava: e fatti una risata! Ha compiuto tante battaglie civili e politiche, per lei il gusto della provocazione era più forte di qualunque cosa ed era un’abile stratega, venditrice di se stessa. È stata molto coraggiosa anche quando si è ammalata, diventando portavoce e mettendosi a disposizione di chi era colpito dalla stessa malattia, spronando gli altri a non vergognarsi, a superare i pudori, i pregiudizi, a parlare del problema e non sentirsi malati nella vita”.

Una mamma coraggiosa

Oggi Lucrezia ha 55 anni, è nonna e guarda al passato con la lente della nostalgia: “È stata molto coraggiosa anche quando si è ammalata, diventando portavoce e mettendosi a disposizione di chi era colpito dalla stessa malattia, spronando gli altri a non vergognarsi, a superare i pudori, i pregiudizi, a parlare del problema e non sentirsi malati nella vita. Ha persino realizzato un video-testamento, il giorno prima di morire, per l’associazione Luca Coscioni a favore dell’eutanasia, che è un modo per andarsene da questa terra in maniera dignitosa... Ma siccome siamo in un Paese cattolico, è difficile”. Sicuramente sarebbe stata contenta del fatto che, finalmente, ci sarà un referendum in favore di una legge sull’eutanasia.