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Chiara Ferragni al Memoriale della Shoah con Liliana Segre: la risposta che mette a tacere le critiche più assurde

Non sono mancati purtroppo i commenti negativi, di chi rinfaccia a Chiara l’ignoranza, di chi l' accusa di non occuparsi della causa palestinese, di quella dello sfruttamento dei visoni o di qualsiasi altra criticità del mondo. Lei lascia dire: chi fa, chi agisce, non ha tempo per invidie e cattiverie

“In questo luogo ho imparato quanto restare indifferenti all'odio e alla violenza, sia a suo modo un gesto ulteriore di violenza e odio. Diciamo no all’indifferenza”. Poche parole, semplici, dirette e non fraintendibili. Non c’è dubbio che Chiara Ferragni sia una regina di comunicazione e che Liliana Segre ci abbia visto lunghissimo nel coinvolgerla nel tentativo di far sapere a tutti che cosa è stata la Shoah, che cosa abbia voluto dire essere perseguitata da leggi razziste e fasciste vedendosi negata dapprima la possibilità di andare a scuola e poi vedendosi costretta a salire su un treno piombato da quel maledetto binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Destinazione Aushwitz, ovvero destinazione morte. Liliana Segre è una delle ormai poche superstiti di quella strage indicibile che è costata la vita a sei milioni di ebrei e sente l’urgenza di trasmettere a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di non vivere quel periodo così atroce della Storia che cosa ha significato, che cosa è stato.

Segre denuncia: "Neanche i tassisti sanno dov'è il Memoriale della Shoah"

La senatrice a vita sa perfettamente che il nemico numero 1 della verità è l’ignoranza, spesso accompagnata dall’indifferenza. Sa che tanti giovani non sanno esattamente nemmeno cosa sia la Shoah e che i resoconti sulle pagine di un manuale di storia difficilmente colpiscono come una visita di persona in quei luoghi dell’orrore. Così, a metà maggio, ha fatto partire il suo invito alla influencer più amata e conosciuta. A inizio giugno un incontro privato a casa di Liliana Segre e ora la visita al Memoriale della Shoah di Milano, di cui perfino gli scafati tassisti, denuncia la senatrice, ignorano l’indirizzo.

Il 30 gennaio 1944 Liliana Segre fu deportata col padre, che non tornò più

Eccole una accanto all’altra camminare lungo quel binario, punto di non ritorno per migliaia di italiani, compreso il papà Alberto della piccola Liliana che quel giorno, il 30 gennaio 1944,  teneva la sua bimba tredicenne per mano. La deportazione degli ebrei nei campi di concentramento nazifascisti avveniva di notte, perché non li vedesse nessuno: nazisti e fascisti costringevano gli ebrei milanesi, uomini, donne e bambini, a salire a bordo di quelle anguste carrozze con le grate di ferro ai finestrini. Erano botte, colpi di calcio di fucile, tra i latrati dei cani resi inferociti. Un luogo dell’orrore che oggi risuona del silenzio di questa visita privata che Liliana Segre ha spiegato così: "Quando i testimoni oculari non ci saranno più, dovremo fare affidamento su tutti quei cittadini che vorranno prendersi in carico la responsabilità di ricordare. Chi meglio di Chiara Ferragni allora, che ogni giorno parla con 27 milioni di persone?". E ancora: “Per questo ho pensato a Chiara Ferragni, che non solo ha un seguito enorme, ma già prima di conoscerla mi sembrava una donna di spessore. Dopo averla incontrata, prima a casa mia e poi in visita al Memoriale, ho potuto conoscere la sua curiosità e disponibilità a mettersi a servizio di questa mia richiesta".

Da nonna a nipote, il passaggio del testimone

Un’ulteriore dimostrazione di quanto questa novantenne abbia fatto sua la lezione della contemporaneità investendo la Ferragni di un compito tanto necessario quanto difficile:  “La nostra è stata una visita semplice, da nonna a nipote, un incontro tra generazioni, ma anche un passaggio di testimone". E Chiara Ferragni non è stata da meno, mettendo la sua enorme popolarità al servizio di una causa così importante e allo stesso tempo controversa, visto che il revisionismo storico non è un’invenzione, visto che oggi c’è perfino chi nega che quegli avvenimenti atroci siano davvero esistiti.

Ferragni: "Diciamo no all'indifferenza"

Così scrive in un post: “Oggi voglio condividere questa mia esperienza invitando tutti a visitare il Memoriale della Shoah a Milano (in Stazione Centrale) per vedere, pensare, agire. Qualche giorno fa la senatrice mi ha portato alla scoperta di un luogo del quale non conoscevo nulla, il memoriale della Shoah a Milano. Ascoltare dalla voce di Liliana, come dice lei 'da nonna a nipote', la storia di chi è stato perseguitato in questo luogo a pochi passi da casa mi ha fatto soffrire e soprattutto riflettere. Ho capito quanto le persecuzioni che spesso pensiamo siano lontane da noi nel tempo e nella geografia, si siano invece consumate sotto casa nostra, sotto gli occhi indifferenti di molti nostri concittadini. Diciamo no all’indifferenza”. E come sempre i commenti, non si sono fatti attendere. Nell’account Instagram di Chiara ce ne sono diverse migliaia, quasi tutti di segno positivo, che lodano l’iniziativa e l’impegno di queste due donne, così diverse ma allo stesso tempo così vicine nella determinazione a perseguire i propri obiettivi.

Le critiche, chi le rinfaccia l'ignoranza e chi tira in ballo i palestinesi

Non sono mancati, purtroppo, anche i commenti  di segno negativo, quelli snob, quelli che hanno le narici perennemente arricciate, quelli che rinfacciano a Chiara l’ignoranza sua e di Fedez, “che non conosce nemmeno Strehler”. Quelli che la accusano di essere parziale e non obiettiva, di non occuparsi della causa palestinese o di quella dello sfruttamento dei visoni per le pellicce. O di qualsiasi altra criticità del mondo, che sia l’Ucraina o la Siria, l’Iraq o l’Armenia. Chiara Ferragni lascia dire e va dritta per la sua strada. Chi fa, chi agisce, non ha tempo per curarsi di invidie e cattiverie. Di certo oggi tante persone in più rispetto a ieri sanno che a Milano c’è il Memoriale della Shoah, sanno che a Milano c’è intatto nel suo orrore il binario 21 dal quale tanti ebrei sono partiti per non tornare mai più. E questa è la migliore risposta.