Il patto tra Mara Carfagna ed Elena Bonetti: “Come combattiamo il fenomeno "manel""

"Senza Donne Non Se Ne Parla". La presenza femminile nella programmazione tv è al 37% e solo il 22,3% degli esperti è donna

TiscaliNews

Il fenomeno è talmente radicato da meritare un nome a parte rispetto a quello della generica discriminazione cui le donne sono sottoposte. Ed è pure facilmente verificabile: basta accendere la televisione e guardare un telegiornale o un qualsiasi programma di approfondimento. Salvo casi che si notano proprio perché controcorrente, non si potrà fare a meno di rilevare che la stragrande maggioranza degli ospiti esperti delle più diverse materie sia uomo. Insomma, il panel è “just for man”.

Dove sono le esperte?

Persino le classiche interviste fatte all’ “uomo della strada” riguardano, appunto, quasi esclusivamente uomini. Come se le donne non fossero esperte di alcunché e nemmeno camminassero per la strada. Ma il problema non riguarda solo la televisione, da qui l'idea di dire basta ai "manel": convegni, commissioni, comitati, dibattiti, trasmissioni tv dove solo uomini sono invitati a parlare, dove solo un genere è rappresentato.

Carfagna: basta dibattiti pubblici di soli uomini

"I dibattiti pubblici di soli uomini sono più poveri, portano un'idea in meno", ha sottolineato la ministra del Sud, Mara Carfagna, nel corso di dibattito, organizzato in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, nel quale Rai Radio1, con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha presentato il Memorandum d'Intesa "No Women No Panel - Senza Donne Non Se Ne Parla", per una rappresentazione paritaria ed equilibrata nelle attività di comunicazione.

Parità di genere? Non è importante

Secondo un'indagine dell'Istituto Demopolis, la parità di genere per l'81% dei cittadini italiani è un tema importante, ma solo il 25% ritiene che sia stata raggiunta nel nostro Paese. Da qui la necessità di coinvolgere le istituzioni coinvolte, che hanno aderito contribuendo anche alla stesura del documento, che ha richiesto un anno di lavoro. Fra queste il Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha inviato per l'occasione una medaglia di grande formato della Presidenza della Repubblica. "Andiamo avanti - ha affermato la direttrice di Radio Uno e Gr Simona Sala - perché questa idea di apertura venga applicata sempre più, in modo tale che ogni volta che si organizza un evento, un convengo, una task force si tenga conto della rappresentanza di genere".

Beni della mafia ai centri protezione donne

L'evento è servito anche a ricordare le misure che il governo ha messo in campo per accelerare il contrasto alla violenza contro le donne. Tra queste anche la scorta per le vittime di violenza che hanno denunciato e la possibilità di avvalersi di risorse europee per rafforzare strumenti tecnologici innovativi per la protezione delle donne, a integrazione di quelli già esistenti, come il braccialetto elettronico. Interventi elencati dalla ministra del Sud Mara Carfagna, insieme ad "una premialità per quei comuni che doneranno i luoghi confiscati alla mafia per destinarli a centri per la protezione delle donne", sulla base di un bando pubblico che stanzia 250 milioni di euro.

Bonetti: diversità femminile nei ruoli apicali

"Si è detto per tanto tempo che serve un cambiamento culturale nel nostro Paese ed è bene che chi è animatore della cultura, anche delle regole sociali e comunicative si metta in campo in prima persona. Quindi io sono grata per questa coraggiosa iniziativa che ho voluto sostenere da subito e di cui ho riconosciuto subito l'elemento positivo. La monotonia di una unidirezionalità anche in un messaggio comunicativo, di una promozione del dibattito pubblico che non tenga conto del necessario dialogo tra le diversità di genere, è una prospettiva miope che promuove un modello culturale e sociale, non solo obsoleto ma inadeguato ad affrontare le sfide della complessità", ha detto la ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti al dibattito per la presentazione del memorandum d'intesa "No women no panel.

l'Italia 14/a in Europa per l'uguaglianza di genere

"La parità di genere non è tema di moda ma è un volano di sviluppo economico, un caposaldo del progresso, una questione che deve essere centrale: non possiamo accettare che l'Italia sia 14/a in Europa per l'uguaglianza di genere. Ci affacciamo al 25 novembre con dati drammatici, un femminicidio ogni tre giorni: c'è molta strada da fare e la Rai dovrà incidere di più sull'uguaglianza di genere". E' l'impegno preso dalla presidente dell'azienda, Marinella Soldi, in commissione di Vigilanza. Sul tema, ha ricordato Soldi, "è stato creato un comitato interdirezionale sulla parità di genere che seguirà due linee di azione. La prima, on the screen, cioè a livello editoriale, di contenuti offerti al pubblico: la presenza femminile nella programmazione è al 37%, e le donne sono chiamate a raccontare le proprie esperienze personali, più raramente per le loro competenze, solo il 22,3% degli esperti è femmina. È qui - ha indicato la presidente - che dobbiamo agire, con iniziative mirate come No women no panel, 'senza donne non se ne parla', che Radio1 Rai ha già fatto sua e che vorremmo l'azienda tutta adottasse. Abbiamo il compito di mostrare che lavoro e competenza non sono più importanti per gli uomini che per le donne, come pensa un terzo degli italiani". L'altro fronte di intervento "è quello delle pari opportunità di lavoro, carriera, stipendi e poteri dentro l'azienda: sono state appena nominate tre direttrici alla guida di tre testate fondamentali, al Tg1 è la prima volta di una donna, premiando esperienza e merito: sono certa che la professionalità e l'onestà delle neo direttrici sarà garanzia di pluralismo".