Domestiche o compagne: come si pongono tante donne nella relazione di coppia?

di Caterina Steri

Di frequente capita di incontrare delle donne che, affrontando il discorso sulle relazioni amorose in terapia, fanno emergere un loro ruolo da madre tiranna che si lamenta in continuazione dell’inefficienza, se non assoluta mancanza, del proprio compagno nella gestione della casa e dei figli. Allo stesso tempo, il mio lavoro mi permette di avere a che fare anche con l’altra faccia della medaglia, giovani mariti e compagni che non appena si cimentano in attività casalinghe vengono subito assaliti dalle partner perché non alla loro altezza o perché pasticcioni. Le “vittime” di queste pseudo-casalinghe disperate mi hanno fatto notare che le loro dolci metà non accettano che “nessuno sia nato imparato” (alla sarda!) e di aver bisogno di rinforzi positivi più che mere svalutazioni e scoraggiamenti. Mi riferisco soprattutto alle coppie giovani.


Ma la verità dove sta?


Un’idea dopo qualche anno di attività clinica me la sono fatta.


La nostra società influenza inevitabilmente anche la vita dei nuovi nuclei familiari. Mi ritrovo con donne che per imitazione del modello genitoriale sono più madri e badanti senza che se ne rendano conto. Mi riferisco a persone che, come i loro compagni, ogni mattina escono di casa per andare a lavoro ma non concepiscono l’idea di poter con-dividere i compiti casalinghi. Allora si lamentano, ma allo stesso tempo non fanno nulla per cambiare (se non cercando sporadicamente di ammaestrare i mariti in base alle proprie abitudini senza dare loro lo spazio di “esprimersi” in modo alternativo).


Ripropongono insomma ciò che hanno visto nel nido familiare da cui a stento cercano di prendere il volo. Pensano inoltre che il non riuscire (o essere troppo stanche) per mandare avanti casa e figli sia una sconfitta, un fallimento.


La con-divisione dei lavori domestici non è contemplata perché la nostra cultura e la maggior parte dei modelli familiari a loro volta non la concepiscono.


Secondo me è giunto il momento di dire basta ai pregiudizi secondo cui non si è una buona madre o moglie se non ci si mette tutto sulle proprie spalle e se ogni tanto si chiede aiuto al proprio marito. E UDITE UDITE!! Sembrerà strano, ma tante si stupiranno a constatare che dall’altra parte c’è tanta collaborazione e voglia di prendersi cura del nido d’amore.


Amore e condivisione in una relazione sana significano che ogni tanto ci si può mettere da parte per farsi aiutare dall’altro senza sentirsi fallite e senza che gi strascichi di insegnamenti e modelli di altri tempi facciano emergere sensi di colpa e di inadeguatezza.


Come ho già detto, spesso mi capita di sentire uomini che mi esprimono la loro volontà di voler aiutare mogli “frustrate” a rilassarsi, ma che non riescono a trovare lo spazio per farlo. Anche loro si sentono inadeguati e ne approfittano quando i “vigili della casa” liberano il campo. E quando riescono nell’impresa si sentono dire che avrebbero potuto fare di meglio.


Signore mie, si parla tanto della parità dei sessi senza rendersi conto che questa deve valere non solo per le situazioni professionali, ma anche e soprattutto quelle personali. Non è una sconfitta permettere agli uomini di prendersi cura di voi anche dentro casa, anzi va tutto a vantaggio vostro e della coppia che se gestisce bene i compiti ha più tempo da dedicare ad altro.


In fin dei conti, per questo rischio il pubblico linciaggio, vi siete chieste se le vostre madri o nonne avessero potuto scegliere senza troppi condizionamenti se avrebbero deciso di far tutto da sole?


Aggiungiamo pure che fare le cose insieme aumenta la complicità e l’intimità pure tra un lavoro domestico e l’altro.

08 ottobre 2013
 
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