In collaborazione con Elisa Boldori nascono le Vetrine Virtuali dedicate ai brand emergenti e alla moda vintage


Questa settimana chiacchieriamo un po’ di moda, ispirate da un incontro che si è tenuto qualche tempo fa alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e che ha visto intervenire un trio piuttosto frizzante ed eterogeneo: Ennio Capasa (Costume National) e Cristina Tardito (Kristina Ti), con due visioni della moda molto diverse ma accomunati dall'aver entrambi disegnato linee low cost per OVS Industry, incalzati da Luciana Littizzetto con le sue domande da "gente comune".
Tanti i temi di cui si è parlato, a partire dalle sfilate, criticate perché solitamente propongono look poco portabili nella vita quotidiana. Ennio Capasa ha spiegato che la sfilata è una performance, è comunicazione, non ha niente a che vedere con le sfilate di un tempo che servivano solo a mostrare gli abiti ai clienti, anche se, sostiene Capasa, tutto quello che Costume National manda in passerella può tranquillamente essere indossato nella vita di tutti i giorni. E' più la moda francese, che vive molto sugli accessori, che ha bisogno di creare dei veri e propri show che non hanno connessioni con la vita reale, ma le esasperazioni non sono più attuali in una moda come quella di oggi, che propone di tutto e che lascia ampie possibilità di scelta.
Si è parlato poi della magrezza delle modelle, nonostante tutte le campagne, in passerella si vedono ragazze magrissime ma, su questo concordano i due stilisti, le modelle devono essere così, senza troppa ipocrisia, perché i vestiti, che sia una sfilata o un servizio fotografico, "rendono" molto meglio su un fisico magro e semplificano la preparazione dei capi che - ricordiamolo - non sono certo quelli che poi troviamo in negozio nelle taglie canoniche da 40 a 46.
Ennio Capasa, che non a caso agli esordi della sua carriera, prima di lanciare nel 1986 la sua linea, ha lavorato in Giappone con Yohji Yamamoto, ama lavorare in modo molto tradizionale, con tutti i passaggi classici che vanno dal disegno al capo finito, dando grande spazio alla professionalità artigianale. Come stilista uomo, disegna per il tipo di donna che piace a lui, una donna indipendente, moderna, sicura di sè, anzi, secondo lui, come regola generale, la moda donna dovrebbe essere disegnata da uomini e viceversa, proprio per dare vita a quell'immagine di donna (o uomo) ideale che ha in mente.
Kristina Ti, che ha lanciato la sua linea dopo anni di gavetta nella fabbrica di costumi da bagno di famiglia, non crede tanto nel disegno quando nella sperimentazione tattile e lavora molto sui tessuti, provando e riprovando alla macchina da cucire finché non ottiene esattamente quello ha immaginato. Il riferimento per le sue collezioni è la donna romantica, un po' hippie, un po' anni Settanta, e ama l'imperfezione, il dettaglio sbagliato, più interessante del completo perfetto, bello ma un po' scontato.
Si è concluso con un interessante discorso sui "prezzi" della moda, in un mondo in cui il mass market permette a tutti di vestirsi bene, la moda di alto livello per distinguersi deve sperimentare molto, nei materiali, nelle lavorazioni, nelle forme, e tutto ciò naturalmente hai dei costi elevati. Proprio per dare un senso al suo esistere, la "vera" moda deve offrire alta qualità e innovazione in tutti gli aspetti della creazione di un capo, dalle varie fasi della ideazione a quelle realizzazione, e tutto questo giustifica i costi elevati.
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