L'errore medico e la conseguente, quanto inutile, medicina difensiva

di Roberto Minelli

In questi giorni sono morti alcuni bambini. Sono morti in ospedale laddove, si pensa, si va per guarire. Sono stati ricoverati per malattie banali oppure perché stavano davvero male e lì hanno trascorso le ultime ore del loro breve viaggio in questa vita. Quando una persona anziana muore abbiamo tante risposte; quando muore un bambino, all’inizio del viaggio della vita, non abbiamo risposte. E’ una tragedia, un dolore straziante per tutti, genitori, parenti, pediatri, uomini.


Talvolta un bambino (ma anche un adulto) può morire per un errore medico; errore non voluto, certamente, ma sempre errore. Anche se non lo desideriamo, gli errori, gli incidenti, si verificano. L’errore è una componente non eliminabile della natura umana ma quando un errore viene commesso da un medico che assiste una persona malata, indifesa, tutto diventa più grave e l’errore appare inescusabile. Proprio la paura di sbagliare e di trascurare qualcosa ha portato in questi ultimi anni alla cosiddetta medicina difensiva, una medicina costellata di esami inutili, costosi, dedicati allo studio di malattie rare che invece vengono eseguiti per motivi banali. In questo modo, si pensa, il paziente ed il giudice non potranno affermare che il medico è stato superficiale, approssimato.


In realtà non è proprio così perché l’esame eseguito inutilmente genera una spesa folle (a cui tutti dobbiamo contribuire), risultati imprevisti (che non si integrano nella malattia e generano richieste di altri esami, sempre più inutili e dai risultati sempre più confondenti), pericoli per il paziente (a quale quantità di radiazioni è esposto un bambino che esegue una TC del cranio oppure del torace?). Trascurando la negazione dell’errore ed il suo occultamento che sono oggetto di interesse della magistratura è bene sapere che i medici sono sempre stati coscienti della possibilità di errore e si sono adoperati per ridurne la possibilità. Le procedure che si attuano vanno sotto il nome di risk management e clinical governance, un elemento imprescindibile dell’attività medica dalla fine degli anni ’90; per l’avvio dell’indagine non è necessario che l’errore si sia verificato ma solo che abbia potuto verificarsi.


Il punto di partenza è rappresentato dal fatto che oggi il medico affronta, di necessità, problemi talmente complessi che l’errore è quasi inevitabile: le malattie che affrontiamo sono multifattoriali, le procedure terapeutiche molto ardite; di conseguenza l’errore è correlato allo sviluppo delle conoscenze. Per non sbagliare bisognerebbe non fare ed anche questo sarebbe un errore. Il concetto di clinical governance nasce proprio dal significato di errore: non è importante chi ha sbagliato (riguarda la responsabilità legale) ma perché è avvenuto l’errore. Tutto il sistema assistenziale ammette l’errore e lo analizza attraverso procedure ben codificate in modo da mettere in evidenza i fattori che lo hanno determinato ed evitarne la ripetizione. Ad esempio anni fa ci fu uno scambio di una soluzione di sodio con una di potassio con un esito letale.


Da quel giorno le soluzioni contenenti potassio vengono conservate in luoghi distinti spesso dotati di serratura a chiave e ci devono essere due operatori presenti: in questo modo la ricerca e la preparazione della soluzione contenente il sale pericoloso prevede un’azione volontaria che elimina l’errore. Gli esempi possono essere molti: dai tubi per le infusioni di colore diverso ai semplicissimi richiami duplicati nelle strumentazioni (un poco come avviene nei computer: “sei proprio sicuro di volere cancellare questo file?”). Anche la prescrizione dei farmaci utilizzando il solo principio attivo può rappresentare una procedura a rischio perché, ad esempio, un antibiotico diffusissimo come l’amoxicillina esiste in commercio in sospensioni per uso orale con concentrazione del 5% oppure del 3.75% ed anche gli eccipienti sono diversi; per non parlare, poi, della calligrafia di alcuni medici che lascia spazio ad ampie interpretazioni.


Le norme di riduzione del rischio prevedono in questo caso l’utilizzo delle definizioni esatte del farmaco somministrato (nome commerciale completo) e le espressioni estese (“milligrammi”) al posto di quelle abbreviate (mg) per le quantità. Come si vede il rischio di errore in medicina esiste ed esisterà sempre. Sta a tutti collaborare, anche segnalando agli appositi uffici situazioni a rischio, perché questa evenienza si verifichi sempre meno frequentemente.

30 luglio 2012
 
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