L'importanza del triage, al momento dell'arrivo al Pronto Soccorso

di Roberto Minelli

Il bambino sta male, secondo noi talmente male da pensare di utilizzare il sistema di emergenza medica che ha all’anello terminale il Pronto Soccorso generale oppure pediatrico. Arriviamo all’ospedale e veniamo accolti da un infermiere che, dopo averci domandato il motivo della richiesta di visita ed avere praticato alcune valutazioni strumentali, ci informa che il nostro è un codice bianco e c’è da attendere.


Noi siamo molto preoccupati e ci spazientiamo vedendo il tempo passare ma ciò che ci infastidisce di più è vedere entrare tante altre persone arrivate dopo di noi. Che cosa succede? E’ molto semplice: l’infermiere che ci ha accolto ha effettuato una valutazione dell’urgenza definita “triage” e dobbiamo attendere perché la nostra urgenza è oggettivamente minima. Naturalmente questo non significa che il bambino non abbia niente oppure che non sarà visitato ma, semplicemente, che dovrà cedere il posto ad altri casi con maggiori necessità assistenziali.


Il triage consente di razionalizzare i tempi di attesa in funzione delle necessità dei pazienti e delle risorse disponibili, utilizzando quale criterio di scelta le condizioni cliniche degli stessi e non il criterio dell’ordine di arrivo. Il Pronto Soccorso non è, infatti, il bancone del salumiere dove si viene serviti in ordine di arrivo ma un posto dove ci si reca (o si viene portati) per motivi di salute talvolta talmente gravi da richiedere intervento immediato. Il triage non è una novità considerato che nasce circa 2 secoli fa sui campi di battaglia dove si doveva scegliere su quale soldato intervenire in base alla gravità delle lesioni ed alla disponibilità delle risorse.


Nel corso dei decenni il sistema si è raffinato ed è stato applicato anche ai Pronto Soccorso ospedalieri a causa dell’aumento progressivo delle richieste e della limitazione delle risorse umane e strumentali disponibili. I modelli di triage sono diversi, dal triage non infermieristico a quello globale, con alcune varianti organizzative come la valutazione “dal bancone” (in sala d’attesa) oppure quella “doppio step”, effettuata da 2 infermieri diversi; quello descritto è il più frequente soprattutto per l’età pediatrica considerando che i modelli assistenziali più complessi e con un maggior numero di operatori, rappresentati dai dipartimenti di emergenza pediatrica, sono rari.


I codici utilizzano un colore per indicare le diverse priorità di accesso in base alle esigenze assistenziali e non sono assegnati arbitrariamente ma rispettano leggi e regolamenti operativi precisi. I codici del triage sono quattro: rosso, che indica una persona in condizioni critiche, in pericolo di vita, con la massima priorità di accesso alle cure; giallo, dove sono presenti condizioni mediamente critiche con la possibilità di evoluzione sfavorevole e pericolo di vita; verde, che indica un paziente poco critico, senza rischi evolutivi, che può attendere; bianco, rappresentato da un paziente non critico, senza urgenza di visita. I codici del triage non sono elementi statici ma possono variare per miglioramento o peggioramento del paziente durante l’attesa ed è prevista una rivalutazione periodica in base al colore attribuito alla valutazione precedente. La percezione della necessità di visita medica pediatrica urgente è individuale e ciascun genitore ha una propria valutazione.


Il Pronto Soccorso pediatrico, come anche l’ambulatorio degli ospedali periferici, deve, però, erogare l’assistenza in base a criteri oggettivi perché di fronte alla malattia tutti i pazienti sono uguali: qualcuno, più grave, ha il diritto di essere assistito più celermente di altri, meno gravi, che hanno il dovere di cedergli il posto; e non possiamo prendercela con l’infermiere se l’attesa in Pronto Soccorso si prolunga. E’ quindi importante utilizzare i servizi di Pronto Soccorso per problemi urgenti e non risolvibili dal Pediatra di Fiducia e non per un problema di divezzamento oppure di tosse da 2 mesi.

04 giugno 2012
 
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