Morbo di Alzheimer. Un aiuto dal galattosio, lo zucchero del latte materno

di Federica Sciacca

La somministrazione costante di galattosio ai pazienti di Alzheimer favorisce il miglioramento della prestazione cognitiva e abbassa i valori della glicemia. Lo studio pilota, condotto da Cerifos, sarà presentato al congresso sulla neuroplasticità e la modificabilità cognitiva ai primi di giugno. Cerifos, Centro di Ricerca e Formazione scientifica, ha infatti da sempre al centro dei suoi studi il diabete mellito di tipo II, una patologia metabolica caratterizzata da un alto tasso di glicemia, che oggi rappresenta circa il 90% dei casi di diabete e che è presente nella maggior parte dei pazienti sofferenti di Alzheimer.


«Sin dall’inizio delle nostre ricerche abbiamo considerato un errore affrontare la patologia diabetica di tipo II solo dal punto di vista farmacologico, perché questa si limita solo a coprire la causa di fondo del disturbo, mentre abbiamo sostenuto l’importanza terapeutica del galattosio. Oggi a sostegno di questa tesi, ci sono i dati degli studi che abbiamo portato avanti- spiega il dottor Samorindo Peci, direttore scientifico del Centro-. Il galattosio è uno zucchero facilmente reperibile, facilmente assimilabile e che penetra la cellula senza necessitare del recettore insulinico, tanto che viene anche consigliato come integratore. D’altronde – commenta - è lo zucchero del latte materno, quindi una sostanza strettamente legata alla crescita e alla strutturazione cellulare, per cui si comprende facilmente come possa favorire la rigenerazione del sistema danneggiato da patologie degenerative come l’Alzheimer.


Negli ultimi studi condotti da Cerifos, è stato somministrato quotidianamente il galattosio a pazienti in fase preclinica di demenza per sei mesi, e all’inizio, durante e alla fine di questa fase di intervento, è stata verificata la prestazione cognitiva dei pazienti attraverso la somministrazione di diversi tipi di test. Dai risultati è emerso che ci sono stati miglioramenti significativi in settori specifici delle funzioni celebrali. I risultati di questo studio pilota fanno quindi ben sperare che la somministrazione di galattosio migliori l’apporto di energia alle cellule cerebrali tanto da impedirne il decadimento pur con l’avanzare dell’età» commenta il dottor Peci. E aggiunge: «Un altro studio, sempre proiettato sui malati di diabete II, a cui è stato somministrato il galattosio due volte a settimane, ha evidenziato un notevole miglioramento dei valori della glicemia che sono tornati alla soglia, e quindi a valori normali, nel giro di circa tre mesi. Con questo - conclude Samorindo Peci- non si vuole affermare che il galattosio è la cura d’elezione per il Morbo di Alzheimer, ma che certamente questo zucchero può migliorarne notevolmente la sintomatologia, esattamente come ha dimostrato di fare nei nostri studi».

06 maggio 2013
 
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