Usa 2020, Joe Biden sceglie Kamala Harris,“l’Obama donna” sarebbe la prima vice afroamericana degli Usa

Con padre giamaicano e madre indiana, è sia la prima donna nera sia la prima asiatica a essere in corsa per la Casa Bianca

di Askanews

La scelta più ovvia è spesso tale per buone ragioni. Kamala Harris è diventata la favorita a diventare la compagna di corsa di Joe Biden nel momento stesso in cui il candidato democratico alla Casa Bianca ha annunciato a marzo che avrebbe scelto una donna come vice presidente. E' una scelta sicura e pratica. La senatrice ora è anche di fatto l'erede designata di Biden alle Casa Bianca, tra quattro anni se Biden perde a novembre o non si candida alla rielezione nel 2024, quando avrebbe 81 anni, o tra otto anni se Biden porta a termine due mandati. Per questo forse nell'ultimo mese ci sono stati molti tentativi all'interno del partito di fermare Harris o di spingere candidature alternative. E' la prima donna afroamericana essere candidata alla vice presidenza americana. Il suo soprannome e' l'"Obama donna", e infatti molto di lei ricorda l'ex presidente.

I motivi della scelta

Quella sulla candidata alla vicepresidenza per i democratici è stata la prima vera lotta della campagna 2020 e Harris, che non ha mai nascosto la sua ambizione, è in posizione di vantaggio. Ora però il problema pressante per il partito è capire come Harris può aiutare Biden ad arrivare alla Casa Bianca. Ecco cosa la 55enne ex procuratore generale della California può portare al "ticket" democratico e quali sono le sue debolezze.

Rappresenta un partito multietnico

Il partito democratico non somiglia a Joe Biden. E' giovane e composito sotto il profilo etnico. Era ovvio che il candidato alla Casa Bianca dovesse trovare qualcuno di più giovane e meno bianco per attrarre gli elettori del partito. Harris, con padre giamaicano e madre indiana, soddisfa il requisito. E' sia la prima donna nera sia la prima asiatica a essere in corsa per la Casa Bianca. E anche se a 55 anni non è esattamente giovane, al confronto del 77enne Biden lo è.

Una donna determinata

Ieri, prima che fosse annunciata come la scelta di Biden, Harris ha twittato sulla necessità della diversità nella leadership del partito. "Le donne nere e di colore sono state a lungo sottorappresentate nelle cariche elettive e a novembre abbiamo l'opportunità di cambiare la situazione" ha scritto. Ora sappiamo che lei è in prima fila per farlo. E' un mastino, uno dei ruoli tradizionali di un vicepresidente in carica è quello di scendere nell'arena e prendere a randellate l'opposizione. Mentre la persona nella carica più alta prende la strada della retorica elevata, il numero due fa il lavoro sporco.

Nel 2008, Sarah Palin, la compagna di corsa di John McCain, si dimostrò ad esempio più che all'altezza del suo soprannome, Sarah il Barracuda. Biden ricorda certamente che è stata Harris a attaccarlo con malcelato entusiasmo durante il primo dibattito democratico delle primarie nel luglio 2019, criticando la sua opposizione al sistema del "busing", gli autobus che portavano gli allievi di colore nelle scuole pubbliche di quartieri bianchi per evitare la segregazione nelle scuole.

Cosa ne pensa Trump

Harris ha anche dimostrato di essere capace di fare domande in modo molto determinato e aggressivo durante l'incarico da senatrice. Donald Trump lo ricorda chiaramente, e ieri sera ha detto di aver pensato che Harris fosse stata "straordinariamente cattiva" con il suo candidato alla Corte Suprema, Brett Kavanaugh. A Trump la sua cattiveria non piace, ma potrebbe essere esattamente ciò che serve a Biden.Non nasconde sorprese Una cosa che i politici nazionali americani amano dire è che è impossibile capire l'intensa pressione delle campagne elettorali finchè non ci sie in mezzo.

La sua campagna

Pur se la sua corsa alla presidenza 2020 non ha avuto successo e la senatrice ha abbandonato prima della maggior parte dei suoi concorrenti, Harris sa ancora cosa vuol dire essere sotto tale pressione. Quando ha lanciato la sua campagna davanti a decine di migliaia di sostenitori nel gennaio 2019, è stata vista come una contendente di alto livello. Per un certo periodo a luglio, dopo il suo primo dibattito, è stata in testa in alcuni sondaggi per le primarie. Harris è saltata nel cerchio di fuoco e sa come ci si sente. Se ci fossero stati grossi scheletri nel suo armadio, a quest'ora sarebbero usciti.

"Harris è una poliziotta"

Più di tutti gli altri candidati alla vice presidenza, Harris ha una storia all'interno dele forze dell'ordine. Dopo le recenti manifestazioni contro la brutalità della polizia e le accuse di razzismo istituzionale nelle forze dell'ordine, il curriculum di Harris potrebbe non piacere i progressisti all'interno del Partito Democratico. Certamente non è piaciuto durante la campagna presidenziale di Harris, quando "Harris è una poliziotta" è diventato uno slogan derisorio lanciato alla senatrice della California in più di un'occasione.

Dalla parte della polizia

Sia come procuratore distrettuale di San Francisco che come procuratore generale della California, Harris si è sempre schierata dalla parte della polizia, anche in casi in cui persone sono state arrestate ingiustamente. Sebbene abbia espresso un'opposizione personale alla pena di morte, ne ha sostenuto l'uso mentre era in carica. Combattere il crimine a muso duro può essere una caratteristica attraente per gli elettori indipendenti e di tendenza conservatrice alle elezioni, ma se quel sostegno arriva a costo dell'entusiasmo per il ticket Biden-Harris a sinistra, allora potrebbe non essere positivo. Dopo la morte di George Floyd, Harris si è espressa chiaramente a sostegno di una riforma delle forze dell'ordine, raccogliendo le lodi di alcuni progressisti. Ma è lecito dire che resta dubbi.

L'accusa di essere ondivaga

Se il fatto che Harris abbia già condotto una campagna presidenziale è un punto a suo favore, c'è un rovescio della medaglia. La sua campagna, sebbene sia iniziata il grande stile ha avuto momenti difficili e gravi difetti, alcuni legati alla stessa candidata. Harris ha una storia di senatrice e procuratore generale piuttosto moderata, ma ha cercato di virare a sinistra durante la sua campagna presidenziale. Si è dichiarata favorevole all'istruzione universitaria gratuita, al programma ambientale Green New Deal e all'assistenza sanitaria universale, ma non è mai sembrata convincente. In particolare ha segnato un autogol sulla questione se l'assicurazione sanitaria privata debba essere vietata, una misura che piace solo ai progressisti. "Eliminiamo tutto questo", ha detto in modo piuttosto disinvolto durante un'intervista. Un politico è molto danneggiato dal fatto di essere percepito come disposto a cambiare valori e convinzioni in base a ciò che vogliono gli elettori. La sincerità, o almeno l'apparenza di essa, piace agli elettori ed uno dei motivi per cui Donald Trump è diventato presidente. Il passaggio di Harris da moderata, a sinistra e ora di nuovo, forse, al centro di Biden potrebbe lasciare ad alcuni elettori il dubbio su dove siano i suoi valori fondamentali, o se ne abbia.

Trump e Ivanka donarono fondi alla sua campagna

Una curiustià: Donald Trump ha donato 6.000 dollari a Kamala Harris quando era impegnata nella corsa per diventare procuratore della California. Trump ha stanziato per Harris 5.000 dollari nel 2011 e 1.000 nel 2013. Ivanka Trump ha invece donato 2.000 dollari alla campagna di Harris nel 2014.