Medusa con testa di Perseo diventa simbolo del #metoo: eretta di fronte al tribunale che ha condannato Weinstein

Il mito greco racconta che Medusa fu stuprata dal Dio Poseidone ma invece di essere punito lui la colpa ricadde su di lei e fu trasformata in un essere mostruoso. L'artista Luciano Garbati non poteva scegliere simbolo più appropriato

La statua di Luciano Garbati
La statua di Luciano Garbati
TiscaliNews

Una statua di Medusa con in mano la testa decapitata di Perseo è stata eretta a New York davanti al tribunale dove è stato condannato Harvey Weinstein. La statua è opera dell'artista italo-argentino Luciano Garbati, il quale ha capovolto la storia della mitologia greca facendo di Medusa la vincitrice invece dell'eroe Perseo. Secondo il mito infatti è Perseo a decapitare Medusa e non viceversa.

Un simbolo

Visto il luogo dove è stata posizionata la statua, la scultura è diventata un simbolo della sopravvivenza, in particolare di tutte quelle donne che hanno subito abusi, principalmente di tipo sessuale. Weinstein, l'ex re di Hollywood è stato condannato a 23 anni con le accuse di stupro e altri crimini sessuali. Usava la sua posizione per abusare di donne che volevano fare carriera nel mondo del cinema.

Il mito greco

Una delle diverse versioni del mito greco racconta che Medusa fu stuprata dal Dio Poseidone ma invece di essere punito lui la colpa ricadde su di lei e fu trasformata quindi in un essere mostruoso con serpenti al posto dei capelli. Fu esiliata e alla fine decapitata da Perso che mostrò la sua testa su uno scudo come trofeo.

La rivisitazione

L'opera reinterpreta la celebre statua esposta in Piazza della Signoria a Firenze, progettata dall'artista rinascimentale Benvenuto Cellini che rende onore all'eroe greco Perseo in piedi sul corpo di Medusa mentre brandisce la testa della giovane donna. Nella sua versione moderna del 2008, Luciano Garbati ha voluto ribaltare i ruoli: è Medusa a trionfare a tenere in mano la testa mozzata di Perseo, che ha gli stessi lineamenti dell'artista. È stato il suo modo di denunciare la violenza di genere e sessuale. Quando ha presentato domanda per partecipare al programma della città di New York Art in the Parks, l'artista argentino ha ricordato che "per millenni, alle donne è stato detto che se venivano violentate, era colpa loro".