La maestra di Prato che legge libri ai piccoli alunni nel parco attaccata dal sindacato. La polemica incredibile

Una storia assurda: anziché essere considerata un modello nel periodo nero della scuola, l'insegnante finisce sotto accusa

La maestra di Prato che legge libri ai piccoli alunni nel parco attaccata dal sindacato. La polemica incredibile
La maestra Francesca Sivieri (Foto Ansa).

Una storia assurda che riempie di sconforto, quella della maestra di scuola materna Francesca Sivieri di Prato. Una storia che potrebbe essere presa a paradigma di questo nostro Paese, paralizzato dalla burocrazia e da una vetero mentalità statalista, davvero dura a morire, perfino in questi tempi così difficili per tutti, ma evidentemente non per chi si ritiene garantito a vita. Tempi in cui chi si rimbocca le maniche e, armato di buona volontà, fa qualcosa nell’immobilismo generale, anziché essere preso a modello, viene criticato, isolato e magari messo in condizione di non fare più nulla.

Che cosa ha fatto dunque di così terribile la maestra per finire sulle pagine dei giornali locali e poi rimbalzare in quelle dei quotidiani nazionali e delle agenzie di stampa al centro di una infuocata polemica? Ha semplicemente preso alcuni libri di favole e di storie fantastiche e armata di mascherina li ha letti seduta sull’erba del parco ai suoi piccoli alunni, attenti e felici (e ben distanziati) come non capitava da mesi. Da quando cioè la scuola italiana è stata chiusa il 5 marzo scorso. E chiusa, sbarrata, impermeabile a qualsiasi appello al buon senso di migliaia di genitori è rimasta. Poco importa che nel frattempo abbia riaperto tutto, ma proprio tutto, e che forse qualche piccolo sforzo in più poteva essere fatto, soprattutto per i bimbi più piccoli, quelli che più di tutti hanno sofferto i lunghi mesi di lockdown e che più di tutti gravano sui genitori nel frattempo tornati a lavoro e impossibilitati a lasciarli ai nonni. Niente da fare. Il bellissimo gesto della maestra Francesca è stato duramente attaccato dal sindacato della scuola nella persona del segretario generale della Cisl scuola di Firenze-Prato, Claudio Gaudio. Come riportato dal Tirreno, la Cisl ha attaccato la povera maestra perché “stava facendo passare per vagabonde le sue colleghe". Una stroncatura netta e stizzita dell’iniziativa, quella del sindacato, molto concentrato sugli insegnanti, in tutti questi mesi stipendiati regolarmente e per intero, e sulla loro reputazione piuttosto che sul diritto all’istruzione sancito dalla Carta Costituzionale e sui diritti dei piccoli studenti, che ahimè, non hanno appartenenza politica e non sono iscritti a nessun sindacato e quindi in questa povera Italia dei diritti e non dei doveri, non valgono nulla.

L'iniziativa della maestra di Prato contagia altre maestre: dall'account Instagram di "Prati nelle storie".

Ecco tra l’altro cosa scrive il sindacalista: “Appare davvero scoraggiante come purtroppo sta avvenendo nella comunità pratese, portare ad esempio la maestra che in un parco intrattiene i bambini, non si capisce a che titolo e in barba alle norme di sicurezza attualmente in vigore, lasciando intendere che le altre colleghe siano delle vagabonde solo perché stanno portando avanti il loro lavoro con le modalità consentite dalla situazione sanitaria”. Insomma, per il segretario Cisl a sbagliare sono le maestre come Francesca che intrattengono per qualche ora i propri piccoli alunni in un parco. Proprio lo stesso magari dove quegli stessi bambini potrebbero venire portati tra qualche giorno come frequentatori di un centro estivo, ma a pagamento. Una polemica da lasciare esterrefatti molti genitori che però stavolta decidono di reagire e di scrivere una lettera aperta firmata da 108 di loro nella quale prendono le difese della maestra generosa e volenterosa che come sola colpa ha quella di non volersi arrendere allo scandalo di una scuola pubblica ostinatamente chiusa a qualsiasi buon senso.

L'account Facebook "Prati nelle storie" con il quale la maestra di Prato non solo si è arrende ma anzi rilancia.

Il segretario Cisl, forse accortosi del boomerang, precisa meglio il suo pensiero e in una nota, scrive che il suo intervento voleva criticare "la richiesta del sindaco di Prato Biffoni alla ministra Azzolina di riaprire le scuole dell'infanzia fino al 30 giugno" che aveva portato a esempio il caso dell'insegnante pratese, e che "non aveva certo intenzione di attaccare la maestra ma solo di precisare che la sua iniziativa estemporanea ed avulsa da quanto previsto ed attuato da tutte le scuole italiane, aveva ingenerato nell'opinione pubblica l'idea che anche le altre maestre avrebbero dovuto e potuto comportarsi in maniera analoga". Per Gaudio, voleva essere "un richiamo al fatto che le modalità con cui le attività didattiche sono svolte in questo periodo di pandemia non sono decise dal singolo insegnante ma collegialmente dalla scuola, nel rispetto di quanto stabilito dal Governo".

Per fortuna la maestra non è tipa da lasciarsi intimorire. E così ha annunciato che non solo andrà avanti ma ha aperto una pagina Facebook chiamata “Prati nelle storie” nella quale invita altri insegnanti a fare altrettanto. “Sapevo che sarebbe arrivata anche la polemica, quella sterile e inutile”, scrive nel suo account facebook. “Sempre più convinta di aver avuto il coraggio di farmi sentire, ho una testa e soprattutto un cuore che mi ha fatto agire, sono una persona libera. Non son stata tutelata come lavoratrice e mi fa piacere essere la pecora nera, ognuno risponderà secondo la sua coscienza e responsabilità. Io vado bene così come sono!”.